Gioco
Mai più macello per i cavalli di Alberese
Finora gli esemplari in esubero potevano finire al mattatoio. Enpa e azienda regionale cercano di salvare loro la vita
GROSSETO. Salvare da un destino di sangue i cavalli che non possono più lavorare, che hanno difetti morfologici o che hanno un caratteraccio. «Perché in quest’azienda ogni animale che muore è una sconfitta per noi».
È con questo spirito che l’azienda agricola di Alberese e la sezione provinciale dell’Ente protezione animali hanno avviato in questi giorni un percorso comune per studiare una nuova procedura che permetta agli animali che l’azienda non può tenere di essere venduti con la clausola che non saranno uccisi.
L’incontro tra la presidente dell’Enpa di Grosseto, Marlena Giacolini, il direttore dell’azienda agricola di Alberese Marco Locatelli, il direttore zootecnico Alessandro Zampieri e il presidente dell’Ente terre regionali toscane, Claudio Del Re, si è tenuto mercoledì nell’azienda maremmana.
Nello studio del direttore, sotto la gigantografia in bianco e nero di Mario Petrucci, storico capobuttero di Alberese, alla presenza del dottor Andrea Poggiarone, veterinario specializzato in cavalli, si sono mossi i primi passi per salvare la vita a quei cavalli, pochi per la verità, scartati dalle leggi della razza e dell’età.
Una legge dura, secondo la sensibilità di oggi. Ma per capire cosa c’è dietro, occorre soffermarsi sullo spirito che muove l’azienda – ente regionale – e che da trecento anni aleggia sulla smisurata distesa di campi e pineta fra l’Ombrone e i rilievi del Parco della Maremma, una superficie di 4.600 ettari, dei quali 700 di pineta e circa 2mila di bosco, 50 di vigneto e 300 di oliveti.
Per farlo bastano pochi passi e guardare sotto gli zoccoli dei cavalli. Non ci sono ferri. «Perché non devono mica andare sull’asfalto, qua», spiega Zampieri. “Qua” è diverso. Qua i cavalli fanno quello per cui furono addestrati agli albori della storia: lavorare al fianco degli uomini per badare il bestiame. Nell’azienda di Alberese vengono allevati circa 500 bovini di razza maremmana, di quelli che si vedono nei poster e nelle cartoline della Maremma. Gli animali vivono allo stato brado, con un doppio vantaggio: per loro, che non sono chiusi a vita in una stalla con i neon puntati addosso, e per l’ambiente, che trova in loro dei perfetti “tosaerba” in carne ed ossa che contribuiscono a tenere pulito il sottobosco. Un perfetto esempio di equilibrio naturale che fa dell’azienda di Alberese un’enclave d’una volta. E, proprio come una volta, qui i bovini vengono seguiti a cavallo, dai “cow boy” maremmani, i celebri butteri.
Da qui l’esigenza, per l’azienda, di tenere i cavalli, splendidi esemplari di razza maremmana. Ad Alberese ce nel sono, ad oggi, settantanove. Ogni anno, però, qualcuno diventa in esubero: cavalli da lavoro a fine carriera, fattrici sterili, animali con qualche difettuccio. Essendo esemplari che non hanno mai toccato una medicina in vita loro, possono essere macellati. Un destino che fa rabbrividire molti e che solleva qualche scrupolo anche negli uomini dell’azienda di Alberese, che pure di mestiere allevano animali da macello.
«È interesse anche nostro che i cavalli vadano a fare una vita tranquilla una volta usciti da qui», spiega Claudio Del Re. «Noi siamo un’attività economica – prosegue – e per noi, oltre a un danno economico, è una sconfitta vedere un cavallo che va al macello. Tuttavia capita che dei soggetti nascano con difetti fisici e caratteriali e dobbiamo disfarcene. Se così non fosse, si metterebbe a rischio la capacità stessa dell’azienda di sopravvivere».
Tenere più cavalli del possibile diventa infatti un problema organizzativo. Raggiunti i quattro anni, i cavalli diventano stalloni e vanno tenuti separati dagli altri maschi. «Le femmine, invece, se non sono produttive diventano nervose e anche per loro trovare un posto è difficile».
Da qui l’intervento dell’Enpa, alla cui presidente molti cavalli della provincia di Grosseto devono la vita. «Ho proposto alla direzione di studiare insieme un modo per salvare questi animali e ho trovato disponibilità e comprensione», spiega Marlena Giacolini. «L’idea dell’Enpa è di inserire una clausola nel contratto di compravendita che impegni il compratore a lasciare in vita il cavallo».
«In questo modo – aggiunge Locatelli – i cavalli in esubero cambieranno destinazione. Certo, questi sono solo i primi passi, perché l’azienda, essendo regionale e dunque pubblica, deve sottoporre qualsiasi atto alla Regione».
Intanto i cavalli di Alberese continuano a brucare sui campi di quest’angolo della Maremma. Ignari che un destino meno doloroso si sta costruendo per loro.
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