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Sani attacca i bus elettrici L’azienda: «Siamo stupiti»

GROSSETO. Congresso, solo congresso. Povero Pd, ridotto a una guerra fra bande, per un potere che mese dopo mese diventa sempre più effimero, perché la gente si allontana e i voti sono sempre meno,...

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GROSSETO. Congresso, solo congresso. Povero Pd, ridotto a una guerra fra bande, per un potere che mese dopo mese diventa sempre più effimero, perché la gente si allontana e i voti sono sempre meno, sembrano la sabbia di una clessidra che scivola via. Ma, tant’è.

Così anche l’elezione del presidente del Fiora è diventata terreno di scontro, con veti e controveti fino alla scelta di Tiberio Tiberi. Così Marco Simiani, renziano (della prima ora), aveva attaccato “i vecchi metodi”. Quindi Sani, dell’ex ala bersaniana, risponde a tono. E chiama in causa il progetto dei bus elettrici fabbricati in Cina, che pure coinvolge anche Grosseto. A Sani, ovvio, replica il presidente di E-Life (la società dei bus elettrici) Paolo Menichetti.

«Non penso – dice Sani – che l'elezione del presidente dell'acquedotto del Fiora sia collegabile alla vicenda congressuale del Pd. Non dico che qualcuno non possa averci provato, ma per fortuna, i sindaci che sono i veri titolari della materia, hanno tenuto alla larga certi tentativi. Sul Fiora, la scelta di Tiberio Tiberi è stata una sintesi equilibrata fra competenza professionale e appartenenza politica. Positivo inoltre il documento approvato dall'assemblea dei soci sulla "galassia" societaria che fa riferimento a Fiora Spa, perché occorre chiarire quale disegno sottenda la gestione delle nomine nei Cda nelle varie società di scopo; come siano stati scelti gli amministratori e determinate le indennità e se questo risponda effettivamente ai bisogni dei cittadini».

«E vorrei che il nostro congresso provinciale, invece di essere condizionato dagli assetti nelle partecipate, elaborasse decisioni politiche in grado di indirizzare l'operato di queste società nell'esclusivo interesse e sui bisogni delle comunità amministrate. Dico questo, anche perché nel nostro territorio il sistema pubblico ha generato una società che importa e commercializza autobus elettrici prodotti in Cina, mentre in Italia i produttori di autobus chiudono le fabbriche. Queste operazioni portano vantaggi ai nostri concittadini, o agli amministratori che così, magari favoleggiando sul rinnovamento della politica, si autoriproducono?».

E Paolo Menichetti non ci sta: «Leggo con stupore ed amarezza le dichiarazioni dell'onorevole Luca Sani. Comprendiamo bene che Sani inserisce le sue esternazioni polemiche ed i suoi giudizi negativi sull'iniziativa degli autobus elettrici nell'ambito di un confronto interno al Pd, in cui noi ci badiamo bene dall'entrare. Tuttavia, e qui lo stupore, ci permettiamo di evidenziare come il giudizio espresso sull'iniziativa sia superficiale, se non completamente errato. La cronica mancanza a livello nazionale di politiche ambientali ed energetiche ha determinato nel comparto dei bus un gap tra le aziende europee, che continuano a produrre motori termici convenzionali, ed aziende asiatiche, che grazie ai progressi tecnologici nei sistemi di stoccaggio dell'energia (batterie), sfornano autobus e mezzi a zero emissioni. È un dato di fatto, come è un dato di fatto che nella sola città di Shanghai circolano quasi 500 autobus elettrici, mentre in Italia oltre il 20% ha ancora motori euro2 ed euro 3. E-Life, mettendo a frutto l'attività di Rama, ha coinvolto due aziende italiane, la BredaMenarini e la Prosperibus, le quali hanno visto nell'iniziativa la possibilità di avere un manufatto semi-lavorato, su cui puntare dal punto di vista produttivo e commerciale. Proprio come succede a tutte le aziende che delocalizzano parte del ciclo produttivo per essere competitive e beneficiare di tecnologie nuove. E-Life svolgerà una funzione di guardiano, affinché larga parte del valore aggiunto dell'iniziativa - in termini occupazionali, di ricadute sull'indotto, di effetti promozionali sul territorio - rimanga in Maremma. Questo sarà il vantaggio per i grossetani. L'amarezza invece subentra nel constatare che, una figura di assoluto riferimento per il nostro territorio, si esprima con tale veemenza e negatività contro una iniziativa imprenditoria che il “sistema pubblico (di cui Sani fa parte) ha generato” e di cui tutta la Maremma dovrebbe essere fiera».

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