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Il Pd ha deciso il presidente sarà Tiberio Tiberi

GROSSETO. Sarà l’amiatino Tiberio Tiberi, ingegnere, 59 anni, il presidente di Acquedotto del Fiora. Lo ha deciso il Pd in una riunione venerdì: non è passata la linea del sindaco, ma quella della...

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GROSSETO. Sarà l’amiatino Tiberio Tiberi, ingegnere, 59 anni, il presidente di Acquedotto del Fiora. Lo ha deciso il Pd in una riunione venerdì: non è passata la linea del sindaco, ma quella della segretaria Barbara Pinzuti. E sulla vicenda scrive anche Marco Simiani.

«Ieri pomeriggio (venerdì, ndr) nel nostro partito, si sono giocate due partite che hanno determinato decisioni importanti per il futuro della vita politica del Pd nazionale e provinciale: la direzione nazionale dove il segretario Epifani ha proposto di cambiare il sistema di voto, restringendo la scelta dei segretari ai soli iscritti, l'altro a Grosseto in Federazione Pd, dove in una riunione è stato deciso il presidente di Acquedotto del Fiora. I due episodi possono sembrare diversi e lontani da qualsiasi relazione, ma c’è un legame. In questo periodo post elettorale, per i democratici italiani e l'Italia, c'è bisogno di un Pd che coltivi propositi espansivi piuttosto che riflessi difensivi, che preferisca l'apertura invece dell'arroccamento. Il riformismo non è melina, non è una tecnica di aggiramento dei nodi spinosi, è capacità di offrire alle forze sociali ed economiche un contesto caratterizzato da semplicità, è una sfida a tutto campo è una lotta a viso aperto contro l'autodifesa dei corporativismi e contro tutti i corservatorismi, e le inefficienze che rendono una chimera la ripresa della crescita in Italia. Il Pd deve affermarsi come partito che rifiuta il catenaccio e gioca all'attacco».

«Coloro che ci hanno sempre voltato le spalle, e che, stufi del nostro resistere ai cambiamenti hanno cominciato a snobbarci, non ci daranno fiducia se la nostra unica preoccupazione sarà quella di persuaderli, magari con superiorità, che a essere sbagliati non erano i nostri intendimenti, ma i loro desideri e le loro ambizioni. In più di una circostanza abbiamo dato l'impressione di credere che il problema di mettersi in piena sintonia con l'opinione pubblica fosse per noi un problema secondario. È stato un grande errore, ritornare a ridiscutere di regole stringenti, è stato un errore non uscire dal nostro recinto e non scegliere una persona che allargasse il nostro consenso».

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