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Grosseto

Vanni: «Era difficile ottenere più di così»

Vanni: «Era difficile ottenere più di così»

E Pierluigi Camilli rilancia: «Ora subito un nuovo confronto con l’Asl per riorganizzare i servizi»

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PITIGLIANO. «L’ospedale di Pitigliano è da oggi ufficialmente uno dei 41 ospedali della regione Toscana che, anche il nuovo piano sanitario, non metterà in discussione». Queste le parole dell’assessore Luigi Marroni che, con i sindaci della zona Sud, ha firmato il nuovo patto territoriale. La presenza dell’assessore, accompagnato dal direttore generale ASL 9 Fausto Mariotti, è un segnale importante per tutta la sanità della provincia di Grosseto e finalmente si mette parola fine alle tante dichiarazioni e polemiche degli ultimi mesi: i piccoli ospedali, ha infatti precisato l’assessore, non si toccano; anzi, quello di Pitigliano, verrà valorizzato sia per la medicina tradizionale che per la complementare, quest’ultima finanziata anche oltre il 2015, perché la regione la ritiene un’esperienza qualificante.

«Nelle difficilissime condizioni nelle quali si trova anche la sanità pubblica – dichiara il sindaco di Sorano, Pierandrea Vanni – questa firma rappresenta un risultato almeno parzialmente soddisfacente, al quale i sindaci hanno lavorato con impegno. Si poteva ottenere di più? Francamente non lo credo. Ora bisogna controllare che il patto trovi attuazione, che alle parole seguano i fatti». Soddisfatto, ma pronto a nuove sfide, il sindaco di Pitigliano Pierluigi Camilli. «Da oggi nessuno potrà più mettere in discussione il diritto alla vita del Petruccioli; abbiamo l’ospedale e ce lo teniamo, senza se e senza ma. La “battaglia” vera e propria comincia ora: da domani chiederemo un nuovo confronto con la direzione Asl per una completa riorganizzazione dei servizi. Non ci basta tirare a campare, vogliamo dei reparti che diano un servizio efficiente a tutti i cittadini, soprattutto a coloro che non possono permettersi di ricorrere alla sanità privata: a chi prende poche centinaia di euro al mese di pensione, non possiamo chiedere soldi per curarsi; ci deve pensare la sanità pubblica. Non è più accettabile aspettare mesi per una visita o un accertamento diagnostico. I soldi e le professionalità ci sono, vogliamo che siano organizzati nel migliore dei modi e con tempi di attesa certi e secondo standard degni di un paese civile. Certo, potevamo anche non firmare e tentare di alzare il prezzo; ma sono convinto che così non avremmo fatto l’interesse dei nostri cittadini. Abbiamo bisogno di un piccolo ospedale pronto a far fronte ad ogni emergenza. E questo lo abbiamo ottenuto» . (a.c.)

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