Il Tirreno

Grosseto

per l’incubo aviaria

Furono uccisi 10mila germani bocciato l’ultimo ricorso

di Gabriele Baldanzi

GROSSETO. Nel 2006 a Paolo Baccetti fu “azzerato” l’allevamento di germani reali a Principina Terra. Era il periodo dell’influenza aviaria. Dopo mesi di panico e psicosi il rischio della pandemia...

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GROSSETO. Nel 2006 a Paolo Baccetti fu “azzerato” l’allevamento di germani reali a Principina Terra. Era il periodo dell’influenza aviaria. Dopo mesi di panico e psicosi il rischio della pandemia globale andava scongiurato e la massima autorità scientifica continentale isolò il dna del virus proprio in Maremma, tra i volatili di Baccetti. Alla fine in Italia l’aviaria passò senza lasciare vittime. Anzi, no. Una ci fu: Baccetti, appunto, distrutto dalle conseguenze del terrore globale, costretto a chiudere e ad assistere all’eliminazione di oltre 10mila volatili su cui aveva investito tutti i risparmi. Nei successivi otto anni, dopo aver riconvertito l’attività dagli animali alle piante – oggi al posto dei germani c’è un vivaio, “giusto per non chiudere bottega, per non far venire i rovi su questa terra di proprietà” – Baccetti ha combattuto un estenuante braccio di ferro giudiziario con il Ministero della sanità, la Regione, il Comune e l’Asl 9. Ora è stata pubblicata la sentenza, definitiva, del Consiglio di Stato sul ricorso presentato da Baccetti (già respinto nel 2009 dal Tar) contro l’ordinanza del sindaco che disponeva «il sequestro e l’abbattimento di tutte le varie specie aviarie presenti nell’allevamento».In ballo quasi 2 milioni di euro. A tanto ammontava infatti la richiesta di risarcimento di Baccetti nei confronti del sindaco Bonifazi e del Comune.

Il ricorso di Baccetti è stato bocciato e i giudici lo hanno condannato al pagamento delle spese: oltre 12 mila euro. «Due giorni fa, con l'avvocato, abbiamo letto le motivazioni della sentenza», commenta Baccetti. «Io ero rassegnato, ma mi hanno colpito i toni: in pratica si dice che un sindaco, acquisito un parere tecnico, può rovinare un imprenditore. La mia vita dal 2005 è cambiata. In Italia, per l’aviaria, ho pagato solo io. Prima mi ha chiuso le porte in faccia il mercato. Poi, nel 2006, dopo essere sceso in piazza a chiedere sostegno per la mia attività già rovinata, arrivò la mazzata: il mio allevamento fu dichiarato un potenziale pericolo per la salute pubblica e fu ordinato lo sterminio di tutti gli uccelli».

Baccetti ancora oggi ritiene che l’ordine di incenerire tutti i germani fu una precauzione esagerata e immotivata. «Negli ultimi anni ho investito tutte le mie energie in questa battaglia legale contro le amministrazioni pubbliche e nel frattempo sono stato anche processato (e assolto) per aver venduto germani potenzialmente infetti. Ma non lo erano. Da me il virus non è mai arrivato».

Adesso manca l’ultimo verdetto, di nuovo Consiglio di Stato. «Asl e Regione mi hanno versato un risarcimento (circa 300mila euro, ndc), ma su quello regionale stiamo aspettando il verdetto definitivo. Se vincerà la Regione dovrò restituire la cifra con gli interessi».

Gabriele Baldanzi

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