Il Tirreno

Grosseto

«Marras chieda scusa alle lavoratrici»

di Francesca Gori
«Marras chieda scusa alle lavoratrici»

Vertenza ex Mabro, Cisl e Uil rispondono alle accuse della Cgil e criticano le parole del presidente dopo la firma della cig

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GROSSETO. Di certo c’è che il verbale firmato da Cisl e Uil garantisce la cassa integrazione alle donne della Mabro a partire dallo scorso sette febbraio. E dura un anno. Di certo ci sarebbe poi una telefonata, intercorsa tra i segretari di categoria di Cgil, Cisl e Uil il giorno dopo la firma di quell’esame congiunto diventato il pomo della discordia. «Con Furio Santini ci abbiamo parlato subito il giorno dopo la firma del verbale - spiegano Roberto Franceschetti (Uil) e Fabio della Spora (Cisl) - e gli abbiamo detto senza mezzi termini che non saremmo mai andati da soli a contrattare gli esuberi. Per noi la polemica era chiusa lì. Invece, ci siamo sentiti chiamare sicari».

Tutto quello che è successo tra sindacati negli ultimi giorni, nella vertenza dell’ex Mabro, è storia nota. Ora, la Cisl e la Uil chiedono un passo indietro da parte di tutti. «Bisogna tornare a fare sindacato in maniera concreta, tutti insieme – dice Fabio Della Spora della Femca Cisl - perché qui stiamo continuando a combattere una guerra sulla pelle di 220 donne».

Una guerra nella quale è sceso in campo anche Leonardo Marras. L’altro bersaglio della polemica dei sindacalisti di Cisl e Uil. «Un’istituzione non può sposare la causa di un solo sindacato – dicono – Chi è in fabbrica merita rispetto e crediamo siano doverose delle scuse nei confronti di chi, attraverso il lavoro, sta mantenendo viva l’azienda».

Alla Cisl e alla Uil non piace certo il modo in cui la società è gestita. Non piacciono le promesse di Santoro, il nuovo amministratore di Abbigliamento Grosseto. «Ancora non abbiamo visto nulla di concreto - dicono - continuiamo a navigare nelle stesse acque. Quello che serve è un piano industriale vero e soldi per pagare gli stipendi». Quello che entrerà nelle tasche dei lavoratori della fabbrica di abbigliamento di via Senese sono soltanto i soldi della cassa integrazione per crisi. «Grazie al nostro intervento – dice il segretario della Femca Cisl – è stata firmata una cassa integrazione retroattiva che non è la soluzione a tutti i problemi, ma quanto meno garantisce un po’ di sostentamento ai dipendenti. La Cigl era presente al tavolo ma non ha firmato per aspettare l’udienza su una richiesta che aveva fatto solo quel sindacato». Ma anche sulla Prodi bis, una precisazione i due sindacalisti vogliono farla. «Noi eravamo d’accordo con il percorso indicato da Massimiliano Brezzo, il sindacalista della Cgil regionale che ci aveva illustrato il percorso per la Prodi bis durante l’incontro in Provincia - aggiungono - ma quella mattina i lavoratori invasero la sala del consiglio e quell’accordo fu mandato a monte. Ci sono state vicende ancora oggi incomprensibili che non hanno fatto altro che peggiorare la situazione». I sindacalisti di Cisl e Uil vogliono ora abbassare i toni. «È arrivato il momento di tornare al tavolo delle trattative insieme - dicono - e soprattutto bisogna trovare un modo per uscire da un empasse che sta bloccando l’attività sindacale. Anche sulle elezioni delle rsu, noi non abbiamo detto di essere contrari. Anzi, provocatoriamente, qualche mese fa, abbiamo anche proposto la rsa. Quello che diciamo noi è che andare ora alle elezioni non serve a nulla. Qui non sappiamo nemmeno se a settembre la fabbrica è aperta o meno e continuiamo a farci la guerra tra noi». In settimana probabilmente Cgil, Cisl e Uil torneranno a parlarsi guardandosi negli occhi. Forse sarà la volta buona per riprendere il filo della trattativa senza le accuse degli ultimi giorni. «Per una frase di rito che sì è stata inserita nel verbale - dice Della Spora - ma che comunque, come la Cgil sa dal giorno dopo l’incontro, non avrebbe avuto alcuna conseguenza».

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