Il Tirreno

Grosseto

Prostitute a due passi dal centro ecco la task force in strada

di Enrico Pizzi
Prostitute a due passi dal centro ecco la task force in strada

Parte in città il progetto “Contratto” (Contro la tratta in Toscana) con operatori specializzati Boldrini: «Per ogni donna che “lavora” sul marciapiede ce ne sono quattro in casa»

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GROSSETO. Forse non si potrà parlare di “tratta”, ma lo sfruttamento, dietro alla prostituzione che avviene anche sulle strade della città, a due passi dal centro storico, nella zona compresa tra la stazione, via Mameli, via Trento e via Roma, c'è di sicuro.

Il problema, dunque, non è solo di “decoro”, come lamentano spesso i residenti della zona, peraltro esasperati anche da urla, sgommate, furtarelli.

Ne sono convinti il direttore del Coeso, Fabrizio Boldrini, e Roberto Norelli, operatore di strada di Arezzo, che da alcuni mesi hanno dato il via, anche in provincia di Grosseto, al progetto regionale “Contratto” (Contro la tratta in Toscana), che costituisce la risposta della Regione ai bisogni delle persone ridotte in schiavitù e vittime di tratta non solo nell'ambito della prostituzione, ma anche del lavoro e dell'accattonaggio.

Dalla scorsa settimana, tutti i mercoledì, alcuni operatori di strada, con un mezzo messo a disposizione dal Coeso, vanno in giro cercando di avviare un contatto con le ragazze che si prostituiscono.

«La nostra – chiarisce subito Boldrini – non è un'attività di contrasto alla prostituzione, né tantomeno, contro le prostitute. A noi interessa avvicinare le ragazze, capire se e quali bisogni abbiano e fornire loro quei servizi, a partire da quelli sanitari, di cui hanno necessità, cercando di farle sentire un po' più tutelate nei loro diritti».

Se, poi, qualcuna di loro volesse uscire dal giro della prostituzione, allora è possibile attivare dei percorsi per aiutarle a cambiare vita, percorsi ovviamente protetti, perché chi sta dietro alle attività di prostituzione non gradisce, certo, che gli si sottragga della forza lavoro. Il progetto è partito tra novembre e dicembre con una prima mappatura dei luoghi della città di Grosseto in cui si esercita la prostituzione. Gli operatori hanno osservato le ragazze al lavoro, hanno intervistato alcuni personaggi che gravitano, con le loro attività, nelle stesse zone e, contemporaneamente, approfittando degli annunci sui giornali, hanno avviato un'indagine sull'attività svolta in casa. «Di solito – spiega Norelli – per una prostituta che lavora sulla strada ce ne sono quattro che lavorano in casa». È stata fatta una prima telefonata per un primo contatto e, su 18 annunci, in 14 hanno risposto agli operatori. «L'obiettivo del nostro lavoro – dice ancora Norelli – è capire se ci siano elementi di tratta, di persone trafficate, perché in questi casi esiste la possibilità di un percorso di uscita che può anche essere giudiziale, con la ragazza che denuncia e subito riceve i documenti provvisori che la fanno passare dallo status di clandestina a immigrata regolare, e viene accolta in strutture che la proteggono», ma ci può essere anche una via diversa, la ragazza racconta agli operatori la sua storia, inizia comunque un percorso di protezione sociale, e anche in questo caso potrebbe ottenere i documenti che la facciano uscire dalla clandestinità. A Grosseto sembra che non si possa parlare di tratta vera e propria. Nella prima mappatura gli operatori sono entrati in contatto con una decina di ragazze, di nazionalità rumena, dominicana e anche albanese. Una seconda mappatura, fuori dal Comune di Grosseto, è stata effettuata nel maggio scorso e sono state “censite” un paio di ragazze nigeriane che lavorano nella zona di Punta Ala. «Su Grosseto – spiega Norelli – non dovremmo essere in presenza del fenomeno della tratta, ma certamente c'è chi sfrutta il lavoro di queste ragazze. Su Punta Ala, invece, dobbiamo verificare se le ragazze hanno i documenti oppure no», perché chi tiene in schiavitù le ragazze, di solito lo fa trattenendo i loro documenti, e mettendole sulla strada in ogni senso, prive di identità e di diritti, quei diritti che proprio gli operatori di strada del progetto Contratto cercano di restituire favorendo il più possibile percorsi di autonomia e di fuoriuscita dal sistema.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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