La manifestazione
Errori che non hanno ucciso i naufraghi
Costa Concordia: il giudice Montesarchio accoglie le richieste di archiviazione proposte dal pubbico ministero
GIGLIO. Nessun elemento di prova. Ma soprattutto la consapevolezza che, anche seguendo alla lettera la procedura prevista, non si sarebbero potuto fare niente per le trentadue vittime del naufragio della Costa Concordia. Il procedimento penale aperto nei confronti di Manfred Ursprunger, Andrea Bongiovanni e Simone Canessa, oltre a quello nei confronti di Salvatore Ursino, Roberto Bosio e Paolo Giacomo Parodi, è stato archiviato dal giudice per le indagini preliminari Valeria Montesarchio.
Ursprunger, numero tre di Costa Crociere, ha provveduto al pagamento di 21mila 396, 18 euro, così come Andrea Bongiovanni, ufficiale di coperta sospettato di aver minimizzato la portata reale dell'incidente parlando con la Direzione marittima di Livorno, Simone Canessa, l'ufficiale cartografo che aveva pianificato la nuova rotta per l'avvicinamento al Giglio e che era indagato per false informazioni. Canessa ha pagato 7.700 euro di oblazione.
Era stata la Procura di Grosseto a chiedere l’archiviazione. E il giudice Montesarchio, dopo l’incidente probatorio, non ha avuto dubbi: anche se avessero seguito alla lettera la procedura, anche se fossero stati al loro posto, anche se non avessero accumulato minuti di ritrardo, le trentadue persone che hanno perso la vita nel naufragio non si sarebbero salvate.
Sono responsabilità, e soprattutto storie diverse quelle raccontate dal giudice Valeria Montesarchio nel decreto di archiviazione emesso dal tribunale di Grosseto. Storie che cominciano con il racconti di quella notte, quando la Concordia ha trovato sulla sua rotta le Scole. Ursino, oggi parte civile al processo, stava familiarizzando con le dotazioni della nave e con le procedure operative. Avrebbe assunto incarichi specifici una volta arrivati a Savona. «Non aveva alcuna responsabilità nella tenuta della guardia - scrive il giudice - ma non era neppure un componente della stessa». Diversa invece la posizione di roberto Bosio, comandante in seconda, che nel momento dell’impatto era in cabina con l’allievo Calissi, al quale stava dando notizia delle valutazioni del periodo di servizio prima del suo sbarco, che sarebbe avvenuto al porto di savona. Bosio si recò subito sul ponte di comando. Sarebbe dovuto invece andare nella zona che aveva impattato con lo scoglio, a verificare quello che stava succedendo. Ma al suo posto aveva mandato il primo ufficiale Giovanni Iaccarino. Nonostante questo, però, per la Procura prima e per il gip poi, una volta espletato l’incidente probatorio, il nesso di causa- effetto non è stato determinato dall’atteggiamento di Bosio. «Schettino aveva ricevuto tutte le informazioni necessarie per adottare le decisioni che la situazione richiedeva - scrive il giudice - e non avrebbe assunto un comportamento diverso, rispettoso delle procedure, se Bosio si fosse recato personalmente nella zona sinistrata». Una responsabilità quindi, che non è stata condivisa nemmeno con Manfred Ursprunger, il terzo uomo della Costa. Roberto Ferrarini lo ha chiamato alle 22.21. Lui è arrivato nella sede di Costa alle 23.06. In quell’arco di tempo, gli contesta il pm, non ha fatto tutte le verifiche necessarie su quello che stava accadendo. Nonostante questo, però, «Non avrebbe ottenuto il fondamentale risultato che il segnale di abbandono della nave - scrive il giudice - venisse dato tempestivamnente e in modo idoneo».
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