Il Tirreno

Grosseto

Furti in ospedale, l’Asl corre ai ripari

di Emilio Guariglia
Furti in ospedale, l’Asl corre ai ripari

Episodi in aumento: l’azienda investe 60mila euro per 30 nuove telecamere, allarmi agli ingressi e più ore di vigilanza

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GROSSETO. L’allarme furti all’ospedale Misericordia di Grosseto suona da tempo, ma ora il colore è rosso: livello di guardia superato. Lo certifica per iscritto lo stesso direttore generale dell’Asl 9, Fausto Mariotti, dando il via libera ufficiale a un cospicuo investimento (56mila euro in tre anni) per rinforzare la sorveglianza – umana ed elettronica – dentro la struttura di via Senese nel tentativo di arginare quella che ormai è una vera emergenza. Una situazione sempre più fuori controllo, che mette a repentaglio non solo la necessaria tranquillità dei degenti e dei loro familiari, ma addirittura la stessa incolumità fisica dei dipendenti dell’ospedale «potendosi creare _ scrive Mariotti _ potenziali ma non certo improbabili situazioni di pericolo per i lavoratori, specie durante le ore notturne».

Insomma, se non è proprio questione di vita o di morte (a questo è bene che pensino senza sgradite distrazioni medici e infermieri), quello della microcriminalità è comunque un “virus” da fermare.

«Negli ultimi tempi _ spiega senza giri di parole il direttore generale motivando nella delibera dell’8 luglio scorso l’investimento in sicurezza _ si è registrato un incremento degli episodi di microcriminalità all’interno del Misericordia». Episodi, sottolinea, «che hanno destato un forte senso di preoccupazione e insicurezza tra lavoratori, pazienti e loro familiari, sentimento accentuato anche dal momento di particolare difficoltà sociale».

E non solo. Tutto questo, incalza Mariotti, nuoce «gravemente all’immagine del servizio sanitario pubblico», perché, ricorda, benché l’Asl non sia giuridicamente responsabile dei danni subiti dalla vittime, ha comunque la responsabilità morale di garantire la sicurezza di chi ne deve frequentare le strutture. Senza dimenticare che proprio una non accurata sorveglianza potrebbe configurare un mancato rispetto delle norme sulla sicurezza dei lavoratori.

Ecco allora il “Piano straordinario per la prevenzione della microcriminalità” in ospedale, messo a punto da Roberto Mantiloni (coordinatore Ufta Area grossetana) in collaborazione con il Posto di polizia e approvato dai vertici dell’Asl.

Il piano parte dall’analisi del rischio, individuando le fasce orarie nelle quali si concentra il maggior numero di furti, la tipologia dei furti stessi e le zone dell’ospedale più colpite.

I momenti più esposti sono quelli del “passo”: dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 19 quando, in pieno giorno, i malintenzionati possono facilmente mescolarsi alla folla di utenti, visitatori e dipendenti. Anche di notte, tuttavia, non c’è pace: il ladro, spiega Mantiloni, entrato con il passo serale si può «nascondere in qualsiasi locale incustodito per attendere la notte» e agire. Chiudere le porte esterne, dunque, non basta.

Bersagli privilegiati sono borse e indumenti lasciati incustoditi da pazienti e loro visitatori, ma anche gli spogliatoi dei dipendenti. E c’è pure chi si porta via «beni aziendali». I luoghi più colpiti, dunque, sono i reparti alla mattina e gli spogliatoi di sera e di notte.

Come metterci un argine? Potenziando i sistemi di allarme e di videocontrollo e aumentando il personale di sorveglianza, ma anche sensibilizzando i dipendenti a una maggiore attenzione verso il fenomeno.

Primo strumento operativo, gli allarmi sonori agli accessi: tra primo piano e piano piastra almeno 30 porte da “allarmare”. In alcuni settori più a rischio (o perché isolati o perché al loro interno vi sono spogliatoi, farmaci, denaro o altro materiale appetibile), arrivano invece gli impianti di rilevazione volumetrici, quelli cioè che fanno scattare l’allarme quando rilevano una presenza in luoghi decisi da chi sorveglia. Oggi in ospedale ce ne sono 5, ne saranno predisposti altri 9 al piano terra.

Poi le videocamere: oggi sono controllate 6 aree al piano terra, ma solo 4 di queste con immagini in diretta ai video. Spazio dunque ad altri 30 “occhi”: 10 al piano terra, 8 al piano piastra e 6 all’attico nella zona degli spogliatoi, tutti capaci di trasmettere le immagini al sorvegliante in tempo reale.

Infine la sorveglianza “umana”: si punta a un accordo con la questura per garantire la presenza costante di un poliziotto durante le assenze dell’addetto; e ad aumentare di un’ora al giorno il contratto con la vigilanza privata. Non mancherà, come detto, la sensibilizzazione del personale, invitato a un maggior rigore nel controllo degli accessi ai reparti.

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