Sicurezza
Ecco il degrado che scaccia i turisti
Rifiuti, fili penzolanti, vasi dei fiori vuoti, cestini uno diverso dall’altro, fontane a secco: viaggio in centro e in periferia
GROSSETO. Centri commerciali ai limiti della decenza, fontane costruite e poi lasciate senz’acqua, sudiciume e fili penzolanti ovunque: periferie o centro storico la musica non cambia. Ci siamo abituati a vivere nelle brutture, un bel grattacapo per una città che potrebbe campare di turismo.
Quartiere Pace. Lì, da poche decine di anni è nata una grossa area popolare. Migliaia i residenti, eppure il centro commerciale tra le vie Inghilterra e Unione Sovietica pare semi abbandonato. Da quelle parti mesi fa avevamo scovato la carcassa di un vecchio televisore. Oggi, a distanza di tempo, è sempre lì. Così come sono sempre lì diverse cabine di plastica contenenti fili elettrici e contatori della luce. Non mancano neppure dei birilli e una porta, appoggiata su di un lato e lasciata a marcire – dice qualcuno – addirittura da qualche anno. Al primo piano del centro commerciale c’è, oggi come qualche mese fa, il rifugio di alcuni disperati che hanno eletto da quelle parti la propria dimora: un paio di materassi, un lenzuolo per coprirsi e qualche bottiglia d’acqua. Ci sono ancora diverse transenne, lasciate in attesa che alcuni lavori vadano avanti. Dalle parti della discesa che porta alla Coop spuntano lamiere e tubi di plastica: sopra il centro commerciale cambiano le stagioni, non il sudiciume dimenticato. Anche l’impianto antincendio ha qualche problemino: tutte le pompe che abbiamo visto sono malridotte. Ma non controlla nessuno?
Centro storico. Chiariamo subito le cose: quello che dovrebbe essere il salotto buono della città è tenuto male. Da corso Carducci a piazza Dante, da piazza San Francesco a via Mazzini. Troppi gli angoli rattoppati, i fili che penzolano qua e là, le piante diverse una dall’altra, così come i cestini e i cassonetti (che dentro le Mura non dovrebbero neppure esserci). Orrendi cilindri di plastica blu, rossi o gialli spuntano accanto a ogni negozio: “Servono per farci eventuali attacchi a luce, gas e telefono” ci dice un passante. Bella roba. Il casottino di via Ximenes, dove chiunque deve recarsi per ottenere l’accesso alla Ztl, è a dir poco imbarazzante, una gabbia scolorita che sembra stare su con il vento a favore. Per non parlare degli orrendi contatori elettrici sotto i portici in piazza Dante, a due passi dal duomo. Anche piazza della Palma non se la passa affatto bene: al posto dell’erba verde (mai annaffiata) c’è un po’ di terriccio e qualche pagliuzza su cui trova spazio un cartellone informativo sfasciato. Per non parlare dei murales vomitati dai soliti imbecilli e dei numerosi contatori dell’acqua e del gas lasciati scoperti. A rendere ancora più piacevole la visita di residenti e turisti ci sono poi le opere architettoniche di pregio: il palazzo della Camera di commercio, nato accanto a una delle più antiche chiese della Toscana meridionale, è forse l’esempio più forte di disprezzo verso il buongusto.
Fontane. Nel caso delle vasche senz’acqua, al danno (per il senso estetico) si aggiunge la beffa: ogni vasca pubblica è stata costruita con idonei impianti. Impianti pagati con quattrini pubblici. Il Tirreno qualche giorno fa ha scovato una decina di fontane lasciate da diverso tempo all’asciutto: dal tribunale a via della Pace, da via Inghilterra a viale Uranio. Adesso ne abbiamo pizzicate altre due. Una si trova in via Arcidosso, l’altra al malconcio parco Il Boschetto, zona Gorarella. In quest’ultima qualche genio ha creduto bene di lasciare un sacco della spazzatura. Forse credeva fosse uno strano cassonetto a forma di fontana. Il giro tra le brutture e i quattrini gettati al vento, per il momento, finisce qui. Certo, c’è la crisi, ma Grosseto è pronta per ripartire? O vive galleggiando sopra sporadici eventi messi in campo da qualche soggetto che non naviga a vista?
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