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cronaca

Concordia: “caccia” alle scialuppe del naufragio

Il tribunale di Grosseto due giorni fa ha detto sì al dissequestro delle imbarcazioni. La Costa è disposta a vendere, non tanto per il ricavato, quanto per liberare l'area dove i mezzi sono rimasti custoditi fino ad ora


20 luglio 2013


E ora c'è chi ha chiesto a Costa Crociere di poter acquistare le lance, i tender, le scialuppe della Costa Concordia. Il tribunale di Grosseto due giorni fa ha detto sì al dissequestro delle imbarcazioni che la notte del 13 gennaio 2012 fecero la spola tra la nave e il porto del Giglio per mettere in salvo oltre 4.000 naufraghi. E la Costa è disposta a vendere, non tanto per il ricavato, come ha spiegato l'avvocato Marco De Luca, quanto per liberare l'area dove i mezzi sono rimasti custoditi fino ad ora, dietro la spiaggia di Talamone. Le imbarcazioni coprono un fronte di alcune centinaia di metri e con la colorazione arancione non passano inosservate lungo il litorale, neanche a distanza. Nei mesi scorsi si sono ripetute le proteste e le lamentele degli abitanti di Talamone. Danno all'immagine e deturpamento del paesaggio, è stato detto, soprattutto in vista della stagione turistica. Nell'area ci sono 18 lance, sei tender, numerosi battelli e scialuppe.

A Costa spa non andranno i soldi del ricavato, destinato, secondo contratti, alle compagnie assicurative in compensazione. E la stessa società di navigazione ha stabilito alcune regole per coloro che acquisteranno i natanti della tragedia: vietato usarli come cimeli, vietato dire o identificarli come scialuppe di salvataggio, tanto meno della Costa Concordia di cui, verosimilmente, dovrà essere tolto anche il nome dalle fiancate. Le clausole saranno nei patti di vendita. Unico vincolo, questo stabilito dai giudici di Grosseto impegnati nel processo a Francesco Schettino, è che rimangano nell'area, sempre sotto sequestro, un esemplare per ciascuna tipologia di natante per eventuali perizie o necessità di prova che dovessero emergere nel processo.

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