Sicurezza
Lesioni sulle pareti della fortificazione «Maxi risarcimento»
Il proprietario della Torre del Lazzaretto è parte civile Costa ha pagato il funerale a una vittima senza eredi
ISOLA DEL GIGLIO. Tra il relitto della Concordia e la Torre del Lazzaretto corrono più o meno cinque secoli di storia e duecento metri in linea d’aria. Costruita nel Cinquecento per fronteggiare le incursioni saracene, mai i Medici avrebbero immaginato che sarebbe stata una delle sentinelle silenti dei lavori in corso poco più in basso per un disastro enorme.
Silente ma sofferente. Ci sono delle fessurazioni nelle pareti e il proprietario della fortificazione, inserita in un complesso abitativo più recente, si è costituito parte civile nel processo contro Schettino e la Costa che riprenderà a settembre:reclama un danno milionario. Il proprietario è un nome della logistica e del trasporto di opere d’arte: Alvise Di Canossa, abitante a Verona, un imprenditore noto anche nel mondo sportivo. Le fessurazioni e le rilevazioni sono state oggetto di una relazione dettagliata che il proprietario, che fa capo all’associazione Sos Concordia dei legali Lucchese, Sclano e Perri, ha fatto eseguire all’architetto romano Arnaldo Rolli. Fessurazioni definite «estese», per lo più sulle pareti esterne ma alcune anche interne. Lesioni che la relazione ipotizza possano essere messi in rapporto non solo con il “peso” esercitato dal relitto su fondali e scoglio della Gabbianara ma anche con i lavori relativi alle operazioni di raddrizzamento. Qualunque siano le ragioni, Di Canossa chiede un risarcimento danni milionario, anche in considerazione del pregio della costruzione.
Quella della Torre del Lazzaretto è una delle tante storie che emergono dalle carte del processo, in cui si sono costituite ben 461 parti civili (il dato è definitivo), 139 delle quali solo di Sos Concordia, cioè di persone od operatori che hanno il loro centro di interesse nell’isola.
Come la storia della vittima senza eredi, portata alla luce da un’altra associazione, Giustizia per la Concordia. L’avvocato Massimiliano Gabrielli ha presentato richiesta di costituzione di parte civile Gabriele Maria Grube, 53 anni, una passeggera tedesca, di Berlino: è la vittima numero 14 del decreto di rinvio a giudizio. Era in vacanza con un'amica, Angelika Blank, sopravvissuta. È stata lei a raccontare che le due donne si erano imbarcate a Savona e avevano trovato sistemazione nella cabina 6216 al ponte 6. L'amica aveva perso i contatti sul ponte 4, mentre la nave si stava inclinando e il personale stava cercando di prestare soccorso ai passeggeri. Il corpo di Gabriele era stato trovato il 23 gennaio, dieci giorni dopo il naufragio, dai sub della guardia costiera di San Benedetto del Tronto, nella voragine che si era determinata con il ribaltamento della nave: vi era precipitata mentre correva nel corridoio del ristorante Milano. Era annegata, non aveva giubbotto di salvataggio. La procedura è stata seguita da un ufficio giudiziario di Norimberga, dove è aperto un fascicolo per l'eredità giacente. Nessuno aveva pensato a lei. L'azione legale è valsa intanto a rimettere le spese del funerale alla compagnia di navigazione: 10mila euro.
Al teatro Moderno oggi giornata di “riposo”. Domani si ricomincia, ma senza pubblico: è in programma l’udienza preliminare in cui il giudice Molino dovrà sciogliere la riserva sui cinque patteggiamenti.
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