Attenzione
«Basta con le sagre selvagge»
Confesercenti torna a chiedere regole e limiti ai giorni. L’assessore: «I ristoratori hanno ragione»
GROSSETO. Ancora sagre, ancora caos: Confesercenti torna a chiedere norme chiare sulle feste che finanziano società sportive, associazioni e partiti. E lo fa mettendo in piedi quella che potrebbe essere solo la prima di una lunga serie di conferenze stampa. Una riunione a cui hanno partecipato anche alcuni ristoratori. Eppure, la bozza del tanto agognato regolamento c’è. Basterebbe approvarla in consiglio comunale. Ma la via è tutt’altro che in discesa.
Meno giornate. Uno dei punti chiave (ma non l’unico) è sempre lo stesso: non è possibile che una sagra duri 3-4 settimane. I ristoratori, esasperati da tasse, burocrazia e crisi, chiedono da anni un limite temporale accettabile. Una boccata d’ossigeno – dicono - per chi paga tasse 12 mesi all’anno e ha a che fare con norme, burocrazia e calo delle presenze.
Rovinati. «Una volta avevo otto dipendenti, adesso sono due. E tutto questo grazie alle sagre che vengono fatte sempre nei fine settimana, quando potremmo lavorare» questo lo sfogo di un ristoratore. «Qui – gli fa eco il presidente Fiepet, Giovanni Caso - si parla di 300 posti di lavoro a rischio. Posti che devono essere tutelati alla pari dei 200 e rotti di una delle imprese del manifatturiero locale» dice riferendosi alla ex Mabro. E poi ancora: «Non siamo contro le sagre - puntualizzano i ristoratori – ma è fondamentale che siano regolamentate. In gioco c’è la nostra sopravvivenza. Le sagre servono per finanziare le società sportive? Chiediamo all’assessore allo sport, Paolo Borghi, cosa fa per incentivare queste società».
Direttore. A farsi carico delle istanze dei ristoratori è il direttore di Confesercenti, Gloria Faragli: «Il problema non è solo la durata di ogni singola sagra, ma anche e soprattutto la somma delle giornate in cui vengono somministrati alimenti e bevande». E poi ancora: «Non possiamo tollerare sagre che propongono ogni giorno un piatto diverso nel menu».
Regolamento. Ma cosa prevede la bozza del regolamento comunale che giace nei cassetti di piazza del Duomo uno? Anzitutto le manifestazioni temporanee con somministrazione di alimenti e bevande non possono durare più di sette giorni consecutivi. Particolare attenzione, poi, all’esaltazione dei prodotti tipici locali e carta del menu accorciata a un massimo di due piatti alternativi per ogni portata. Nero su bianco c’è anche una grossa attenzione al recupero dei rifiuti e al loro corretto smaltimento. È infine prevista la possibilità di conferire deroghe da parte della giunta per eventi ritenuti di particolare interesse culturale, sociale ed economico (lèggi Festambiente). Ma tutto questo ai ristoratori non basta. Chiedono che le norme siano estese a tutti i Comuni maremmani. Realtà che spesso non sono normate e quando lo sono, magari, non rappresentano un bell’esempio: «Non tutti i regolamenti hanno portato risultati soddisfacenti» dice Gloria Faragli riferendosi al Comune di Orbetello.
Assessore. Intanto l’assessore al commercio, Emanuel Cerciello, incassa l’apprezzamento della categoria che si sente sotto assedio e rilancia: «Sono dalla loro parte. È vero, c’è una concorrenza spietata fatta da chi fa somministrazione temporanea di cibi e bevande in questo territorio. Un fenomeno che sta avendo un’esplosione negli ultimi anni. Quello delle sagre è un fenomeno che va governato». Poi ecco i dati ufficiali del Suap: nel 2011 nel solo Comune di Grosseto ci sono state 29 feste per 464 giornate complessive. Cifre che nel 2012 sono lievitate, sino a toccare quota 43 eventi e 515 giorni. «Una tendenza in aumento anche durante questo 2013» dice l’assessore, che sbotta: «Non voglio fare la guerra alle società sportive, hanno un ruolo importante. Ma non ci si può finanziare sulla testa dei ristoratori». Come mai quindi il regolamento ancora non è approdato in consiglio? «Nostro obiettivo è arrivare a un qualcosa di ben fatto, inattaccabile da eventuali ricorsi». Sì, ma cos’altro frena l’arrivo del regolamento? Anzitutto – dicono le malelingue - le sagre sono una fonte di voti (oltre che di guadagni) non indifferente. In secondo luogo sarebbero a rischio anche feste di partito. La questione sagre è esplosa. Tornare indietro è impossibile.
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