Il Tirreno

Grosseto

No alle biomasse, una merenda choc

Il comitato che si oppone al progetto di Santa Rita presenta stasera le allarmanti relazioni dei suoi consulenti scientifici

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BORGO SANTA RITA. Domani a Santa Rita (Cinigiano), dalle 19 alle 21 nella zona industriale, il Comitato Valle dell’Orcia Inferiore organizza una merenda con degustazione di prodotti locali di eccellenza. Cibo e vino di qualità, da contrapporre al progetto per la realizzazione di una grande centrale elettrica a biomasse proprio nel territorio che a quelle eccellenze dà alimento e valore.

Durante la serata saranno infatti divulgati i risultati delle perizie tecniche commissionate dal comitato e che attesterebbero, dicono i promotori, i gravi rischi per la salute e per l’agricoltura connessi alla possibile costruzione dell’impianto a biomasse.

Gli scienziati in questione sono Stefano Montanari, direttore del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, e Giacomo Olivero, fitopatologo, docente di Scienze naturali, chimica, microbiologia. E avrebbero delineato un quadro inquietante, almeno a quanto si legge in alcuni estratti delle loro relazioni, diffusi ieri dal Comitato e che saranno approfonditi oggi.

L’impianto rilascerà in atmosfera sostanze altamente cancerogene tra cui diossine e furani, oltre a una importante quantità di polveri sottili, dice Montanari; mentre secondo Olivero esso «determinerà incremento dell’acidità delle piogge; dell’ozono e dello smog fotochimico; dei livelli di contaminazione ambientale da parte di formaldeide, idrocarburi aromatici policiclici, diossine e Pcb» . Sempre secondo Olivero «le emissioni previste con l’entrata in funzione dell’impianto incrementeranno in maniera rilevante gli inquinanti fitotossici; tra i prodotti di emissione saranno presenti composti altamente tossici e cancerogeni in grado di ledere, anche con presenze minime, la qualità dei pregiati vini della Val d’Orcia; si ritiene incompatibile con le condizioni ambientali attuali la realizzazione dell’impianto secondo il progetto in esame». Lo stesso Olivero evidenzia poi anche i gravi danni d’immagine, e dunque commerciali, che potrebbero derivare alle produzioni agroalimentari.

Tra i documenti che il Comitato presenterà oggi, anche un precedente recentissimo: un impianto alimentato da un processo di pirogassificazione di biomassa della potenza elettrica di 992 kw, la cui realizzazione era stata proposta nel Comune di Paesana, in provincia di Cuneo, bocciato proprio nei giorni scorsi dalle amministrazioni. Comune, Asl e Arpap (l’Arpat piemontese) hanno detto no rilevando diversi elementi di criticità. In particolare, hanno detto, la tecnologia finalizzata a ricavare energia elettrica dalla pirogassificazione della biomasse è ancora di carattere sperimentale, e non consente di fornire dati e parametri di storicità tali da fornire le dovute garanzie di buon funzionamento. Dunque, «stante la mancanza di certezze, in considerazione della scarsità di dati derivanti dall’esperienza, considerato che la centrale è prevista in prossimità del centro abitato di Paesana e non è isolata nelle campagne e tenuta lontano dalle abitazioni, deve essere applicato il principio di precauzione, a tutela della salute pubblica».

Lo stesso principio che il Comitato Valle dell’Orcia Inferiore vorrebe vedere applicato a Cinigiano, dove – dicono – l’impianto in progetto è addirittura tre volte più grande di quello bocciato in Piemonte.

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