Il Tirreno

Grosseto

Scuole, è polemica per il contributo chiesto all’iscrizione

di Sara Landi

Quasi tutti gli istituti lo indicano per le attività collaterali Ma un genitore si arrabbia: «È volontario, devono dirlo»

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GROSSETO. Perché le scuole superiori non dicono che il contributo da versare all’atto dell’iscrizione degli alunni è volontario? A sollevare la questione il genitore di un ragazzo che ha sostenuto quest’anno l’esame di terza media e frequenterà dal prossimo anno il Geometri. «Al momento di iscrivere mio figlio – spiega il genitore – ho ricevuto un modulo in cui mi si diceva che entro il 3 luglio per confermare l’iscrizione alla prima classe dovevo consegnare in segreteria il certificato di licenza media e la ricevuta di pagamento del bollettino di iscrizione di 100 euro». Questa è la formulazione testuale del modulo che il babbo ci fa vedere. «Siccome non mi tornava l’importo e non capivo il perché di quel versamento – prosegue – prima di pagare mi sono documentato sul sito del Miur». Lì trova la risposta, e non è proprio quella che si sarebbe aspettato. «In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità – scrive l’Ufficio relazioni pubbliche del Miur sul sito www.istruzione.it - non è consentito richiedere alle famiglie contributi obbligatori di qualsiasi genere o natura per l'espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all'assolvimento dell'obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro) fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali assicurazione individuale degli studenti, libretto delle assenze, gite scolastiche). Eventuali contributi possono dunque essere richiesti solo ed esclusivamente quali contribuzioni volontarie con cui le famiglie, con spirito collaborativo e nella massima trasparenza, partecipano al miglioramento e all’ampliamento dell’offerta formativa degli alunni, per raggiungere livelli qualitativi più elevati. È pertanto illegittimo e si configura come una violazione del dovere d’ufficio, subordinare l’iscrizione degli alunni al preventivo versamento del contributo». Alla luce di questa informazione, chiediamo, come si è comportato con la segreteria: ha fatto rimostranze o chiesto spiegazioni alla dirigente scolastica? «No, ho deciso di pagare perché non voglio che mio figlio sia etichettato in classe o a scuola per questo motivo ma non ritengo giusto che non ci sia trasparenza da parte delle scuole sul fatto che i contributi scolastici sono volontari. Continuando a documentarmi in Rete ho trovato esempi di moduli di iscrizione di altre scuole italiane dove viceversa si spiega dettagliatamente come verranno impiegati i soldi chiesti alle famiglie e si mette in evidenza il fatto che si tratta di un contributo volontario. Ecco, questa mi sembra una formulazione corretta: se il contributo è volontario uno deve essere libero di pagare o non pagare. Sono sicuro che soprattutto laddove ci sono più figli da iscrivere tante famiglie in un momento di crisi come quello attuale avrebbero deciso di non pagare». A finire dunque sotto accusa non è tanto l’importo o la finalità del contributo ma la presunta mancata trasparenza sulla sua natura di versamento liberale da parte delle famiglie. Del resto con il regime dell’autonomia scolastica il contributo scolastico esiste ovunque: cambia solo l’importo da scuola a scuola perché viene deliberato da ciascun consiglio d’istituto. Ad esempio il bollettino per il contributo è di 70 euro al Fossombroni e al Polo Bianciardi mentre è di 60 euro quello previsto all’Isis Leopoldo II di Lorena e al Polo liceale Aldi.

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