Il Tirreno

Grosseto

in tribunale

Condannato a cinque mesi per lo spaventapasseri

MASSA MARITTIMA. Per quel pallone spaventapasseri era venuta fuori una litigata, con tanto di bottigliata a una mano e sulla spalla del proprietario della vigna da parte di chi avrebbe voluto portare...

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MASSA MARITTIMA. Per quel pallone spaventapasseri era venuta fuori una litigata, con tanto di bottigliata a una mano e sulla spalla del proprietario della vigna da parte di chi avrebbe voluto portare via quell'oggetto e che invece era stato sorpreso sul più bello.

Vicenda di cui sorridere, se non ci fossero stati di mezzo un episodio di violenza, con fuga e referto da 5 giorni al pronto soccorso, una denuncia e un processo vero e proprio, conclusosi con una condanna nonostante che l'imputato avesse risarcito la parte offesa.

Una condanna a 5 mesi 15 giorni e 300 euro (doppi benefici) per Sergio Falaschi, 80 anni, di San Vincenzo: non per rapina impropria ma per un tentativo di rapina con lesioni, dato che il pallone spaventapasseri non era mai uscito dalla sfera di sorveglianza della persona offesa, Alfiero Gabbricci, di Massa Marittima.

Così ha sentenziato il collegio (Puliatti presidente, Muscogiuri e Compagnucci) che ha mitigato le richieste del pm (10 mesi e 200) ma non ha accolto quelle della difesa (Pietracaprima e Lera) che invocavano una derubricazione a tentativo di furto e l'assoluzione per la revoca della parte civile (avvocato Solignani) a seguito di transazione.

I fatti sono del 6 agosto 2010 ed erano avvenuti nei pressi dell'abitato di Massa Marittima.

Gabbricci era andato a vedere se il pallone da lui comprato qualche tempo prima funzionasse o no. Lo aveva visto improvvisamente muoversi in modo anomalo; e aveva capito che qualcuno lo stava trascinando quando aveva scoperto che un uomo lo aveva improvvisamente lasciato, per risalire in auto.

Secondo la ricostruzione in aula, Gabbricci aveva intimato all'uomo di non allontanarsi ma mentre aveva preso il cellulare per chiamare i carabinieri l'uomo lo aveva colpito con una bottiglia presa dall'auto stessa.

“Disarmato” e rifugiatosi nella propria auto, Gabbricci aveva poi restituito la bottiglia; e mentre cercava di appuntarsi il numero di targa, lo sconosciuto aveva alzato il portellone per non farglierla leggere. Obiettivo conseguito soltanto quando, messosi all'inseguimento, Gabbricci aveva raggiunto l'auto in fuga in una piazzola.

Il riconoscimento nelle foto mostrate dai carabinieri (e ripetuto in aula) aveva aperto il procedimento contro Falaschi.

Questi si era difesa spiegando che in quella zona c'era andato tante volte a fare funghi e che dunque il numero di targa poteva averlo preso in una di quelle occasioni.

Una versione ritenuta non verosimile dal collegio, che ha riconosciuto la responsabilità di Falaschi, con motivazioni adesso depositate, anche alla luce delle testimonianze del figlio della vittima.

(p.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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