Il Tirreno

Grosseto

Falso nel piano sicurezza: condannato

di Pierluigi Sposato
Falso nel piano sicurezza: condannato

Depositate le motivazioni dello stralcio per l’infortunio che causò la morte di un operaio, il documento era posteriore

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GROSSETO. L’accusa era quella di aver materialmente redatto il Piano operativo della sicurezza “dopo” l’infortunio che si era rivelato mortale per il dipendente. Datato 5 settembre 2008, sarebbe stato formato il 9 settembre. E comunque non sarebbe stato presente l’8 settembre, cioè il giorno dell’incidente.

Un’accusa rispondente a verità, secondo il gup Montesarchio, che ha depositato le motivazioni della condanna a 10 mesi con il rito abbreviato (pena sospesa - il pm Pizza aveva chiesto 8 mesi) l’architetto Francesco Ciavarella, 58 anni, riconosciuto colpevole di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico e di favoreggiamento personale: quest’ultima accusa perché l’architetto avrebbe aiutato i coimputati a eludere le indagini per sottrarsi alle responsabilità derivanti dalla normativa sulla sicurezza. L’incidente è quello per il quale perse la vita Angiolino Bardelli, 60 anni, morto a Siena il 10 settembre, dopo la caduta da un’impalcatura a Fonte Marina Alta di Campagnatico. Il procedimento contro il professionista è stato stralciato da quello principale, che è davanti al dibattimento (udienza a ottobre) e che vede altri imputati, tra cui i responsabili della Dsm Montaggi per cui Bardelli lavorava.

Non sarebbe stata in regola la Dsm, secondo il giudice: e lo avevano detto ai carabinieri gli stessi responsabili legali e il coordinatore della sicurezza della ditta. La difesa (Paola Tamanti) aveva invocato l’estraneità di Ciavarella alle contestazioni, indirizzando la falsità delle dichiarazioni verso la ditta e sottolineando la mancanza di poteri di controllo sulle notizie e indicazioni fornite dai responsabili della Dsm. Ma il gup rileva che tale versione è superata comunque dalla questione della data del Pos e dal contesto di dichiarazioni e documentazioni raccolte da Asl e polizia di stato che fa emergere una serie di falsificazioni «volte a trarre in inganno gli organi amministrativi competenti per i controlli e a sottrarsi alla responsabilità per le violazioni compiute in materia di sicurezza sul lavoro». Secondo la dottoressa Montesarchio, «non è credibile la tesi difensiva per cui l’architetto incaricato avrebbe meccanicamente trasfuso le notizie trasmesse dai titolari della Dsm senza il supporto di alcun documento e senza preoccuparsi della datazione del Pos», perché Ciavarella ha avuto «la coscienza e la volontà di partecipare alla redazione di un atto contentente indicazioni inveritiere sulla situazione dell’impresa». Illuminanti sono le conversazioni telefoniche tra Priore e Ciavarella, che si concentrano nel periodo immediatamente successivo all’incidente: «non risultano contatti precedenti». E tale comportamento ha finito per intralciare le indagini, integrando l’ipotesi di favoreggiamento ritenuta più grave nel computo della pena.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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