Sicurezza
Dati clinici omessi, anche Tarsi in udienza
La Procura della Federciclismo ha aperto un’inchiesta che interessa 57 medici sociali nazionali
GROSSETO. Il suo nome è apparso ieri mattina sulla Gazzetta dello Sport. È tra i 57 medici sociali per i quali martedì, davanti alla Disciplinare della Federciclismo, all’Auditorium del Coni, si aprirà un procedimento nato dall’esposto del presidente della commissione federale della salute, il dottor Luigi Simonetto. Non si tratta di doping ma di una violazione burocratica: il presunto omesso invio dei dati clinici degli atleti nel sistema informatico. E così facendo sarebbe stata messa in pericolo la salute dei ciclisti.
È questa la contestazione mossa dal procuratore Nicola Grauso da cui si deve difendere anche un medico grossetano, Daniele Tarsi, che insieme ad altri colleghi si è rivolto all’avvocato Alessandro Lovato di Bologna. «Preferisco non parlare adesso - dice il dottor Tarsi - Lo faremo in aula insieme al mio difensore. E chiariremo tutto».
Il problema è quello del software ed è un problema di cui si sono occupate da tempo anche le riviste e i siti del settore, come cyclingpro.it e tuttobiciweb.it. una volta saputo che la Procura federale stava procedendo alle audizioni dei medici. Il problema sembra risiedere nel programma informatico della Federciclismo, recentemente cambiato. Quello precedente non aveva manifestato problemi, quello attuale presenterebbe varie falle, non ultime quelle di tutela della privacy, che non sarebbe rispettata, così che tutti potrebbero vedere tutto o comunque molto. I medici sono tenuti a inserire nel programma i dati sanitari, quelli strumentali, le analisi del sangue, le certificazioni di idoneità e altro ancora. Ma alcuni di questi dati non compaiono nel cervellone, così come scaturito dallo screening effettuato nei mesi passati.
Secondo la Procura, vi sarebbero state omissioni da parte dei medici. Secondo i medici, il sistema informatico avrebbe invece “perso” i dati correttamente inseriti. Tra l’altro, secondo quanto riferito da cyclingpro, i medici non ricevono alcun riscontro dell’inserimento dei dati. A parere dei medici, sarebbe difficile anche per la Procura dimostrare che questi dati non sono stati effettivamente inviati al sistema. L’accusa non avrebbe in altre parole fornito i termini esatti della contestazione.
E a riprova della correttezza del proprio comportamento, i medici sono pronti a depositare nel dibattimento i certificati cartacei, che loro stessi hanno conservato (sempre che tutti abbiano rispettato le regole).
Le contestazioni non sono uguali per tutti i 57 medici coinvolti. (p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
