Attenzione
«Stop all’attività e risarcimenti» Ottanta cittadini dal giudice civile
Parte la “class action”: notificata a Scarlino Energia la citazione, prima udienza a dicembre I ricorrenti vogliono anche i danni, ma offrono un accordo: «Riconvertite l’impianto e ci fermiamo»
SCARLINO. Fermare l’inceneritore e imporre a Scarlino Energia il risarcimento dei (presunti) danni economici, biologici e morali causati alla popolazione residente dall’attività dell’impianto. Sono queste le richieste choc contenute nell’atto di citazione davanti al giudice civile di Grosseto, notificato nei giorni scorsi alla società che gestisce la fabbrica del Casone. Lo ha presentato l’avvocato Roberto Fazzi, a nome e per conto di 80 cittadini di Follonica, Scarlino e Gavorrano e di due associazioni di categoria, Associazione Balneari e Federazione Coltivatori diretti; e il giudice Giulia Conte ha fissato la prima udienza di comparizione, al prossimo 3 dicembre.
Il caso, però, potrebbe essere discussoanche prima di quella data. Lo stesso Fazzi ha infatti depositato pure un ricorso di urgenza ex articolo 700 del codice di procedura civile, quello che consente di anticipare l’azione cautelare del giudice in attesa di far valere il proprio diritto per via ordinaria, qualora questo diritto si ritenga minacciato da un pericolo imminente. Oggi l’attività di incenerimento dei rifiuti nell’impianto di Scarlino Energia è ferma, dunque il (supposto) pericolo imminente non c’è. Ma se prima del 3 dicembre l’attività riprendesse, dicono i sottoscrittori dell’azione legale, se ne chiederebbe l’immediata applicazione.
Arriva dunque ai primi atti formali la battaglia legale annunciata già da tempo. Un’azione collettiva che assomiglia molto alle “class action”, ma che tecnicamente non lo è: una sentenza, qui, varrà solo per i soggetti che hanno partecipato e non _ come invece nelle vere e proprie “class action” _ per l’intera popolazione interessata dai danni eventualmente accertati.
Il “gruppone” dei ricorrenti, in ogni caso, appare compatto nelle motivazioni e nelle pretese. Al punto da aver formulato, in accordo con l’avvocato, una proposta unitaria sorprendente. Cittadini e associazioni offrono – nero su bianco nella citazione – una disponibilità alla transazione che, se accolta, fermerebbe l’azione legale e che punta a superare l’eterna contrapposizione tra le ragioni ambientaliste e quelle del lavoro.
In pratica i partecipanti offrono a Scarlino Energia la rinuncia a tutte le loro richieste di risarcimento in cambio della riconversione dell’inceneritore in un moderno Centro di riciclo dei rifiuti. E vanno anche oltre: se la società rifiutasse questa proposta, vi fosse la causa e la sentenza fosse favorevole ai cittadini, l’intera somma che il giudice dovesse riconoscere loro – dicono – verrebbe immessa nel capitale sociale di una new company (privata o misto pubblico privata) che gli stessi ricorrenti si offrono di costituire e gestire con Scarlino Energia, coi lavoratori dell’impianto e con gli enti locali. Il tutto per avviare, al posto dell’incenerimento, un’attività di smaltimento a “Rifiuti Zero”, sul modello di quel che accade in altre parti d’Italia e del mondo. Un’attività, assicurano, che dà reddito e lavoro.
Lo stesso Fazzi annuncia che presto inviterà tutti i soggetti interessati a confrontarsi sull’elaborazione di un vero progetto industriale. Intanto però tira dritto per le vie legali: «Vogliamo dal giudice tutela preventiva e repressiva», spiega. «Preventiva, negando a Scarlino Energia il diritto di emettere sostanze inquinanti e condannandola a cessare l’attività; repressiva, condannando la stessa società a risarcire i danni alla salute, quelli alle produzioni agricole, quelli economici e di immagine, quelli morali legati alle preoccupazioni dei cittadini».
Questa seconda parte, ovviamente, è tutta da dimostrare. Ma Fazzi (contro il quale Scarlino Energia ha già a suo tempo annunciato una querela «che io però non ho ancora ricevuto», spiega) si dice fiducioso anche alla luce dei più recenti orientamenti dei giudici in materia. Oltretutto gli ultimi episodi di maggio (fuoriuscite di diossine e furani dall’impianto ben oltre i limiti di legge) sembrano aver dato sostanza alle inquietudini che da oltre dieci anni aleggiano intorno all’incenerimento di rifiuti a Scarlino, e fiato agli oppositori dell’impianto. «Anche alla luce di quei fatti», spiega Fazzi, le richieste iniziali sono state inasprite fino a chiedere stop dell’attività e risarcimenti.
Mentre si attendono le sentenze del Tar sui ricorsi presentati (anche dal Comune di Follonica) contro le autorizzazioni concesse a Scarlino Energia, altre porte di altri Tribunali si spalancano. La guerra dell’inceneritore, quindici anni dopo, sembra solo all’inizio.
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