Il Tirreno

Grosseto

«Indennità in ritardo» In 37 diffidano il ministro

«Indennità in ritardo» In 37 diffidano il ministro

Il personale della Procura aspetta da due anni e mezzo i soldi del cosiddetto Fua «Diamo quindici giorni di tempo, poi ci rivolgeremo a un avvocato»

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GROSSETO. Che il personale dell'amministrazione pubblica sia da tempo carente nei numeri, è cosa nota. Magari è meno noto che ci siano grossi ritardi nei pagamenti delle indennità previste dal contratto nazionale. Due anni e mezzo, addirittura. Così dalla Procura di Grosseto è partita una diffida indirizzata al ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, direzione del personale compresa.

Hanno firmato in 37 per lamentare che il ministero non ha provveduto a versare le retribuzioni (sono quelle del 2011 e del 2012) che fanno capo al salario accessorio previsto dal Fua, Fondo unico dell'amministrazione, e per diffidare l'ente a pagare entro 15 giorni. La protesta è nazionale e fra pochi giorni un documento analogo partirà anche dal Tribunale di Grosseto, il cui personale soffre delle medesime penalizzazioni. «Apparteniamo all'unico ministero che non ha provveduto al pagamento delle indennità - dicono dagli uffici di via Monterosa - La media di quanto dobbiamo ricevere si aggira intorno ai 1.500 euro». Cifra che cresce se più indennità si sommano. E che dovrebbe finire in busta paga. Sono le indennità di guida automezzi, chiamata-assistenza all'udienza, turnazioni reperibilità e lavoro straordinario.

«Normalmente - dice chi ha firmato il ricorso - queste indennità le trovavamo circa tre mesi dopo l'anno di riferimento. Poi la data è slittata a giugno. Adesso dobbiamo ancora vedere quelle del 2011. E figuriamoci quando ci saranno pagate quelle dell'anno scorso. Altri ministeri hanno già sanato gli eventuali ritardi. Noi dipendiamo da quello della Giustizia che ancora non ha provveduto, dopo aver introdotto e sospeso il criterio delle "pagelline" finalizzato alla valutazione del lavoro svolto. Ma noi il lavoro l'abbiamo fatto comunque. E venire pagati è un nostro diritto, stabilito dal contratto nazionale». Se non ci dovesse essere risposta, i 37 dipendenti si rivolgeranno a un legale per promuovere una causa.

Pierluigi Sposato

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