Il dolore
Il figlio si ammala, l’appello di babbo Ildago
Michele, 32 anni, ha bisogno di cure e il padre ha dovuto lasciare il lavoro per seguirlo
SCANSANO. «Dover chiedere aiuto non è una cosa di cui vado molto fiero. Ma d’altronde Michele è tutta la nostra vita. Abbiamo combattuto per oltre 30 anni con lui e per lui, contro i pregiudizi e la crudeltà delle persone. E oggi abbiamo bisogno di una mano».
Ildago Crovetti, 57 anni, ingoia l’imbarazzo e accarezza la testa del figlio Michele, appoggiata sulla scrivania. Michele, 32 anni, è stanco. Ha appena mangiato due cucchiaini di gelato, l’unico cibo che negli ultimi cinque giorni è riuscito a mandar giù: la chemioterapia iniziata la scorsa settimana dopo che i medici gli hanno diagnosticato un tumore e i postumi dell’operazione fatta a Siena lo hanno fiaccato.
Nonostante la recente malattia e l’handicap che lo accompagna dalla nascita – ma che gli ha sempre consentito di essere autosufficiente, seppur seguito – Michele ha però voluto affrontare i 40 chilometri di curve da Murci, la frazione di Scansano dove abita, a Grosseto e accompagnare il babbo e la mamma, Annamaria, nella redazione de Il Tirreno per raccontare la sua storia.
«Fino al 7 giugno scorso Michele veniva tutti i giorni a Grosseto per le sue attività alla Fondazione Il Sole», spiega Ildago. «È un ragazzo solare, autosufficiente, appassionato della Fiorentina». Michele alza la testa, il suo viso si rischiara e comincia a raccontare «di quando siamo stati allo stadio a Firenze». Il suo mito è il capitano Manuel Pasqual.
«Ultimamente aveva problemi alla schiena – prosegue il babbo – finché non è arrivata la diagnosi».
Michele è stato operato il 10 giugno scorso. Sotto la manica della maglietta mostra i cerotti. «Io ho dovuto per forza lasciare il lavoro, perché devo stare con MIchele. Ho bisogno di stare con lui e con mia moglie», spiega babbo Ildago. E non solo per seguire di persona l’amatissimo figlio.
Come spiega in un post sulla sua pagina Facebook, trovare un aiuto dalle istituzioni si è rivelato molto complicato. «Ho chiesto aiuto per mezzo dell’assistente sociale e mi è stato detto che la responsabile sarebbe rientrata dalle ferie la settimana a seguire. Nella settimana a seguire è emerso che chi deve interessarsi del mio caso è un altra persona la quale è in ferie per due settimane. Mi è stato comunque anticipato che, tra quello di cui ho bisogno e quello che mi si proporrà, ci sarà una consistente differenza. Pazienza, importante che si comprino certi aeroplanini, ancora auto blu, si diano stipendi e privilegi assurdi a chi spesso danneggia la società», si sfoga Ildago.
Più comprensivo è stato il suo datore di lavoro – Ildago ha un impiego alla Cmb ecologia – che gli consente di restare a casa conservando il posto. Senza stipendio, però, non si va avanti. E ora le spese si sono moltiplicate.
«Anche solo i viaggi che dobbiamo fare per andare all'ospedale di Grosseto per le terapie o per prendere le medicine e l’occorrente per la cura, come è successo oggi (ieri per chi legge, ndr), sono soldi che partono. Io – spiega Ildago – ho lavorato per vent’anni nel settore del granito a Carrara. Poi la crisi del 2008 ha travolto anche noi. Ho fatto un anno di disoccupazione, finché non ho trovato lavoro a Scansano e ci siamo trasferiti. Eravamo una famiglia felice; ora ci è crollato il mondo addosso. Non lo nascondo: abbiamo bisogno di aiuto».
Per questo ieri il consigliere comunale Francesco Tenucci ha aperto una sottoscrizione sul gruppo Facebook “Tutti”; chiunque può fare un versamento per dare una mano alla famiglia Crovetti.
Intanto, sempre ieri, un compaesano ha informato il sindaco di Scansano, Sabrina Cavezzini, della situazione dei Crovetti. «Abbiamo un appuntamento fissato per martedì – spiega Ildago – e speriamo che sortisca qualche effetto».
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