Il Tirreno

Grosseto

Il comandante dribbla i giornalisti «Ci vediamo il 17»

di Alfredo Faetti
Il comandante dribbla i giornalisti «Ci vediamo il 17»

Ha trascorso buona parte della breve mattinata da solo tambureggiando con le dita sul tavolo degli imputati

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GROSSETO. «Mi raccomando» dice ai giornalisti televisivi davanti al bancone del bar, poco prima dell’inizio dell’udienza. «Mi raccomando» ripete, come a volersi rassicurare. Il tono però è disteso, come la sua postura, colorata da un’abbronzatura che racconta il sole di Meta di Sorrento. Lo dice anche il suo avvocato: «Schettino è sicuramente fiducioso». E l’impressione che dà è proprio questa, nonostante al processo iniziato ieri mattina l’ex comandante di Costa Crociere sia l’unico imputato per il naufragio della Concordia.

Per lo più, Francesco Schettino ha passato buona parte della sua mattinata da solo. Seduto al suo posto, proprio davanti al palco dove campeggia la scritta “La legge è uguale per tutti”, ha atteso l’arrivo dei giudici parlando al telefono e battendo in modo regolare e impaziente le dita sul tavolo. L’imputato è arrivato puntuale all’appuntamento, alle 8,25, senza però la consueta compagnia del suo difensore di fiducia Domenico Pepe. Senza cravatta e la camicia con gli ultimi due bottoni fuori dalle rispettive asole, Schettino ripete «mi raccomando» anche se non ha voluto essere ripreso durante le udienze.

Ma le telecamere ieri mattina hanno comunque assediato il Moderno. Molti i giornalisti stranieri, dalle emittenti tedesche a quelle francesi, per cui la tappa mediatica di un processo rimane in ogni caso la prima udienza: 85 gli accreditati. Per questo, nonostante il rinvio fosse una cosa annunciata, non hanno esitato a raggiungere il capoluogo maremmano per l’inizio dei lavori. Difficile comunque siano rimasti soddisfatti dello spettacolo andato in scena, sia perché nella forma è stato molto scarno, sia perché non appena finita la seduta Schettino ha dribblato tutti i cronisti che lo attendevano come di consueto sul retro, uscendo dalla porta principale. Forse saranno rimaste più soddisfatte le uniche tre persone presenti in platea in veste di curiosi. Tra gli avvocati delle parti offese, infatti, si sono viste due signore non più giovanissime, forse attirate dalla voglia di vedere quel comandante di cui tanto si parla e per cui da tempo viene chiusa piazza Tripoli una volta ogni due mesi (anche se da qui in avanti gli appuntamenti saranno più fitti). C’era anche un legale finlandese.

Una volta calato il sipario sul primo e breve atto di questo processo però rimane un dubbio. Chissà se Schettino l’ha notata quella ragazza con il tailleur scuro e i capelli raccolti, seduta in platea. Chissà se ha notato Domnica Certoman. Chi era vicino assicura che i due non si sono rivolti parola, anche perché le loro strade dentro al Moderno non si sono incrociate. Però, chissà...

Travolti da un mare di voci circa una presunta liaison subito dopo il naufragio, entrambi erano lì per lo stesso motivo: sostenere che le responsabilità sono a capo anche di Costa Crociere. Ma c’è anche un altro dettaglio che accomuna la loro mattinata: la fuga. Lei è sparita nel nulla (forte del fatto che nessuno l’ha riconosciuta) non appena terminata l’udienza, mentre lui è riuscito ad azzeccare la rotta e schivare l’ostacolo dei giornalisti all’uscita. Senza abbandonare il suo bon ton partenopeo: «Ci vediamo il 17» ha detto a chi è riuscito a intercettarlo.

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