Il dolore
Le associazioni a Talamone «No all’autostrada della Sat»
TALAMONE. No ad un autostrada che non serve a nessuno, a un rimedio che è peggiore del male. Erano in tanti, ieri pomeriggio, nella sala del Frontone a parlare delle “ragioni del no” al progetto...
TALAMONE. No ad un autostrada che non serve a nessuno, a un rimedio che è peggiore del male.
Erano in tanti, ieri pomeriggio, nella sala del Frontone a parlare delle “ragioni del no” al progetto della Sat. Un’iniziativa organizzata dall’associazione Colli e Laguna di Orbetello, più di 600 iscritti, da Italia Nostra, dal Fai (Fondo per l'Ambiente Italiano) dal Wwf e dal Coordinamento dei comitati e associazioni ambientali della Provincia di Grosseto. Hanno parlato gli esperti che da anni combattono una battaglia contro un’autostrada che, per volumi di traffico previsti, non servirà a nessuno.
Tanto meno alla Maremma, che si vede “spezzata in due” da un nastro di cemento dedicato soprattutto a chi sarà di passaggio e non a chi la vorrà raggiungere. Un rischio ancora più concreto dopo quanto avvenuto nel novembre scorso, quando il rilevato dell’attuale Aurelia ha fatto da diga all’acqua che ha sommerso Albinia.
«L'Aurelia, strada millenaria e gratuita – ha detto Nicola Caracciolo –, ha certamente bisogno di lavori per essere messa in sicurezza in quei punti dove le cronache troppo spesso segnalano incidenti mortali (in particolare nel tratto fra Grosseto e il confine con il Lazio, ndr). Ma il progetto che riguarda Albinia e il territorio che costeggia la laguna di Orbetello è criminale: con il pretesto di mettere in sicurezza i due tratti si rischiano rimedi peggiori del male».
Il progetto fra l’altro prevede poche complanari e pochissimi accessi e rischia di stravolgere un tessuto di strade poderali che, da sempre, caratterizza questa zona di Maremma.
E le associazioni che ieri si sono ritrovate al Frontone non sono né per un tracciato, né per un altro.
Ma per la soluzione più ovvia: mettere in sicurezza l’attuale Aurelia, senza affiancarle un secondo, pericolo, inutile, nastro di cemento. Che passi a monte della ferrovia, o dietro ai colli, poca è la differenza, perché il volume di traffico sarà comunque insufficiente e porterà solo danni al territorio e a tutte le attività che saranno attraversate.
«Nel caso che la Sat andasse in passivo – ha detto ancora Nicola Caraccaiolo, per mancato introito dal traffico insufficiente (cosa molto probabile, viste le stime che ci sono), l'Anas, cioè lo Stato italiano con i soldi dei contribuenti, è tenuta a rimborsare il mancato guadagno. Si parla di centinaia di milioni di euro. In sostanza la Sat se ci saranno profitti li distribuirà ai propri soci, se ci saranno perdite, le girerà generosamente a noi cittadini, attraverso lo Stato».
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