Italia
L’ombra del congresso sull’assemblea
Pd: qualche sindaco e qualche dirigente ma non la gente comune alla Fondazione Il Sole, sullo sfondo il tema delle regole
GROSSETO. Mancava la gente comune all’assemblea del Pd, ieri mattina alla Fondazione Il Sole. Un’assemblea chiesta da mesi e infine convocata in un torrido sabato mattina di luglio, quando la spiaggia di Marina prometteva più ristoro di un fiume di parole. Risultato, meno di 70 persone su 2500 iscritti e circa 40mila votanti: qualche sindaco, molti dirigenti, una manciata di giovani che ancora sperano di cambiare qualcosa, ma non la gente comune. E sullo sfondo il “grande problema”, il congresso autunnale e le regole per la sua gestione. Certo è che se ad ottobre lo animeranno i 70 di ieri e non i 39930 rimasti a casa, il Pd invece di rifondarsi e ripartire potrà abbassare la serranda per sempre.
Va detto che la segretaria Barbara Pinzuti, nella sua lunga introduzione, i temi sul tappeto li ha messi: dai rifiuti, al sociale, dal lavoro all’identità del partito, fino alle nomine che devono seguire il criterio della competenza. Precisando che «Il dibattito sulle regole per il congresso adesso è fuorviante, per la gente non è questa la priorità. Ma la mia opinione è che l’albo degli elettori sia necessario». Pinzuti ha poi sottolineato che, anche se le ultime elezioni «Ci hanno premiato», va ridiscusso il rapporto con gli alleati storici e non è escluso che «Con qualcuno si possa anche interrompere».
In tutti i contributi il tema del congresso ha però fatto da sfondo. C’è una parte del Pd, si è avvertito in ogni intervento, che “ha paura” che Matteo Renzi e i suoi possano davvero prendere la leadership. Non è considerato una risorsa il sindaco di Firenze, ma un problema. La scoppola della “non vittoria” alle politiche è già scivolata via come l’acqua su un vetro.
Poi però arriva il giovane segretario di Castel Del Piano, Alberto Coppi, che denuncia che «I circoli non riescono più a funzionare. E se non funzionano i circoli si perde il contatto con la gente», al quale dà forza l’accorato intervento di Massimo Alessandri: «Non siamo ancora stati capaci di fare un’attenta riflessione sui motivi che ci hanno portato a passare dalla certezza della vittoria del dicembre scorso a un governo insieme ai nemici di sempre del Pdl. La realtà è che nel passaggio dalle sezioni ai circoli abbiamo perso il contatto con la base, con i nostri simpatizzanti. Il congresso, il più aperto possibile, dovrà essere l’occasione per rifondare dal basso questo partito».
Anche Leonardo Marras ha chiesto un congresso «Il più aperto possibile» e sulla stessa linea sono andati, ma era evidente, tutti i renziani che hanno parlato.
Sul tema del governo Letta si sono soffermati Luca Sani e Annarita Bramerini. «Abbiamo preso un impegno con il presidente Napolitano – ha spiegato l’onorevole – e daremo stabilità all’Italia, anche in vista del semestre di presidenza dell’Unione Europea». E l’assessore regionale ha però sottolineato che «Vanno date risposte ai problemi dei cittadini e delle aziende, in particolare sulla pressione fiscale che mette in ginocchio l’economia. Altrimenti anche se noi saremo fedeli all’impegno, sarà la gente a mandare a casa questo governo».
Proprio quella gente che ieri non c’era. Il Pd ha tempo fino al congresso del prossimo autunno per ritrovarla.
@guifiorini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
