La manifestazione
«Ti porto le lasagne»: ma era cocaina
Tre uomini arrestati dai carabinieri. Parlavano in gergo al telefono e cambiavano zone di spaccio
GROSSETO. «Vediamoci al ristorante che ti porto le lasagne». O ancora: «Se ci incontriamo al supermercato, porto io il carrello». C’è voluto tempo e pazienza per decifrare il significato di queste frasi. Parole che i carabinieri hanno intercettato e che passo dopo passo hanno portato all’arresto di tre persone, tre uomini che dicevano di portare cibo e altri oggetti e invece smerciavano cocaina. Era un sistema collaudato, quello messo in piedi da un albanese senza fissa dimora che per mesi è riuscito a gestire nell’ombra lo spaccio di coca. Lui ha 34 anni, si chiama Ledion Cela ed era stato allontanato dalla città dal questore. È stato proprio questo uno dei motivi per i quali i carabinieri hanno dovuto fare un po’ di fatica per acciuffarlo: tecnicamente non doveva essere in città. Ma viveva qui, un po’ dove capitava e si muoveva soprattutto la notte. Era lui, insieme a un nuorese di 36 anni, Titino Moni che abita a Scansano a far arrivare la droga in città. Un bel giro d’affari, hanno stimato i militari del nucleo operativo e radiomobile che hanno eseguito gli arresti e che per più di sette mesi sono stati alle calcagna del terzetto. Perché con loro due, c’era anche un terzo uomo, un romeno di 29 anni, Tiberiu Stoikan che vive in città e che aveva il compito di piazzare la droga. Frequentava i locali della movida maremmana, conosceva le persone e faceva ben intendere di avere droga in grandi quantità. Cocaina che arrivava da fuori regione, dal Lazio e dalle Marche, ma anche da Livorno. Cocaina che veniva acquistata da tanti giovani, in città. Che girava per i locali, che arrivava dritta a destinazione proprio attraverso quel sistema che i carabinieri hanno ricostruito parola per parola: se una dose doveva venir consegnata al ristorante, allora si trattava di lasagne, se invece l’appuntamento con il cliente era stato preso al supermercato, il pusher comunicava che avrebbe portato il carrello. Non ci hanno messo troppo i militari del nucleo operativo e radiomobile di Grosseto a capire come funzionava questo sistema. Per mesi hanno seguito i tre personaggi e due sere fa, con un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice in tasca, li hanno fermati e portati al carcere di Siena.
I carabinieri sono riusciti a trovare l’albanese, la primula rossa del gruppo, l’imprendibile, che però non aveva fatto i conti con la tenacia degli investigatori. Difficile che riuscisse a scappare: aveva anche una gamba ingessata. Dopo aver fatto scattare le manette ai polsi al trentaquattrenne, i carabinieri sono andati a prendere gli altri due uomini che erano nelle loro case.
Perquisite le loro abitazioni, i carabinieri non hanno sequestrato droga. I tre probabilmente stavano organizzando un altro viaggio per acquistare altra cocaina da spacciare poi in città.
Francesca Gori
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