Il Tirreno

Grosseto

Prodi bis alla Mabro, udienza rinviata

Prodi bis alla Mabro, udienza rinviata

Si torna davanti al tribunale il 17 luglio: la società si è costituita, le rsu attaccano il piano di esuberi

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. È arrivato il momento di scoprire le carte. Il momento che i rappresentanti dei lavoratori della Mabro stanno aspettando da tempo. Perché ieri mattina, il giudice Vincenzo Pedone, insieme a Giulia Conti e Paolo Cesare Ottati ha rimandato la decisione sullo stato d’insolvenza richiesto dai lavoratori nei confronti di Abbigliamento Grosseto al prossimo 17 luglio.

La società infatti (presenti ieri mattina l’amministratore Maurizio Santoro e il socio di maggioranza Anton Giulio Pacenti), si è costituita soltanto ieri mattina e il collegio ha ritenuto che non fosse necessaria nemmeno la presentazione della memoria scritta dai legali della società. Nel merito della domanda fatta dai lavoratori, ovvero se Abbigliamento Grosseto è ritenuta insolvente o meno dal tribunale, concedendo così la possibilità di accesso alla Prodi bis e al commissariamento, i giudici risponderanno probabilmente già durante la prossima udienza.

L’azienda ha sottolineato ieri mattina che sarebbe stato necessario aspettare la scadenza dei 120 giorni concessi sempre dal tribunale alla società per la valutazione dell’ammissione al concordato in bianco. «Quello che ora ci interessa - spiega l’avvocato delle rsu Cgil Luca Calvani - è capire con chi dobbiamo dialogare, chi c’è dietro a questa società. Nella memoria è stato richiesto appunto di aspettare lo scadere dei 120 giorni. Ma allo stesso tempo non è stato ancora presentato un piano industriale. Sono state dette tante parole, in questi giorni. Parole accompagnate dall’annuncio di 100 esuberi che non possiamo assolutamente accettare». Santoro, il nuovo amministratore della società che è arrivato alla guida di Abbigliamento Grosseto dopo Andrea Barontini non ha ancora presentato un piano industriale. E al ministero è cominciata la fase di ispezione per il pagamento della cassa integrazione straordinaria. Cigs che era stata richiesta in virtù della ristrutturazione aziendale ipotizzata dalla passata gestione societaria. «Qui continuano a dire che esistono investitori e che ci sono commesse per 700mila euro - aggiunge Manola Mengozzi, rsu - ma nessuno ci dice chi siano i clienti per i quali dovremmo lavorare nè quanti siano i capi. Quello che ci prospettano sono 100 licenziamenti. Praticamente, oggi, la metà della nostra fabbrica dovrebbe andare a casa».

Francesca Gori

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa