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Giovane fotomodello ucciso da una malattia

Giovane fotomodello ucciso da una malattia

PORTO ERCOLE. Mesi di battaglia coraggiosa ma inutile. Alla fine un male incurabile se l’è portato via a 26 anni. È morto così, nella notte tra lunedì e martedì, Luca Presenti, nato a Porto Ercole e...

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PORTO ERCOLE. Mesi di battaglia coraggiosa ma inutile. Alla fine un male incurabile se l’è portato via a 26 anni. È morto così, nella notte tra lunedì e martedì, Luca Presenti, nato a Porto Ercole e radicato da alcuni anni a Milano dove faceva il fotomodello e il commesso in un negozio di abbigliamento.

La notizia della morte di Luca - un ragazzo simpatico, intelligente, brillante e bellissimo, come lo ricordano in molti - ha rapidamente percorso l’intero promontorio seminando angoscia e incredulità. Sono tanti quelli che conoscevano lui e la sua famiglia e che erano rimasti loro attaccati a distanza di vari anni. Ieri i fogli mortuari sono stati affissi per moltissime vie di Orbetello e del promontorio. I funerali sono attesi per oggi pomeriggio alle 16 nella chiesa parrocchiale di Porto Ercole, frazione dove la salma arriverà in tarda mattinata da Milano, accompagnata dai familiari che hanno assistito il ragazzo fino all’ultimo.

Nato a Porto Ercole nel 1986, Luca aveva lasciato il promontorio da alcuni anni, proprio come i suoi genitori che si erano trasferiti a Trieste per motivi di lavoro del padre (che opera nell’edilizia). Lui, però, aveva preferito un suo percorso autonomo. Era stato sedotto dal fascino della capitale milanese e qui aveva scelto di vivere, trovando presto un lavoro. Non solo come commesso in un negozio di abbigliamento, ma anche come fotomodello, grazie alla bellezza dei suoi lineamenti. Su facebook, nel suo profilo, campeggiano le immagini dei suoi “book”, via via proposti alle agenzie per cui lavorava. «Un ragazzo bellissimo», lo ricorda Barbara Carotti, 40 anni, cameriera a Porto Ercole nel ristorante La Pinta, sul lungomare Strozzi. Un locale rinomato, di cui è titolare la zia di Luca, Cinzia Pagano, sorella della madre. Da circa un mese il locale era chiuso: la zia aveva calato le saracinesche per raggiungere sua sorella a Milano e accudire - insieme - il figlio e nipote che stava combattendo con tutte le sue forze, all’ospedale Luigi Sacco di Milano, contro il suo destino. Una malattia fulminante l’aveva colto di sorpresa da pochi mesi, «e alla fine non ce l’ha fatta», racconta Barbara, amareggiata. «Lo conoscevo bene, anche per me, che lavoro da tantissimo tempo in questo ristorante, era quasi di famiglia. Tornava spesso a Porto Ercole, passava sempre di qui, era un ragazzo molto carino, una persona squisita, dolce, solare, gentile, simpatico. Aveva tutte le qualità del mondo, una persona su cui potevi contare sempre; infatti è durissimo crederci. Noi, qui a, ristorante, siamo chiusi da un mese intero, cioè da quando la zia è andata su con la mamma. Nessuno sperava che finisse così».

Elisabetta Giorgi

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