Sicurezza
Analisi negative non è più potabile la fonte del Diavolino
La presenza di microrganismi sconsiglia di berla Il sindaco: «Sorgente superficiale, si inquina facilmente»
AMIATA. L’acqua della famosa fonte del Diavolino, a cui, nell’immaginario collettivo dell’Amiata, sono legati fatti leggendari e miracolosi e che si trova a fianco dell’edificio romanico dedicato alla Madonna, fra Arcidosso, Montelaterone e Castel del Piano, da qualche giorno è stata dichiarata non soggetta a controlli analitici e dunque è sconsigliabile berla. Infatti il sindaco di Arcidosso Emilio Landi ha emesso un’ordinanza in questo senso dopo che la Asl, che per due volte ha ripetuto l’analisi di quell’acqua, non l’ha ritenuta idonea ad essere considerata utilizzabile per essere bevuta. L’acqua di quella fonte sgorga direttamente da una delle tante piccole sorgenti del Monte Amiata che l’azienda sanitaria sta sottoponendo da tempo a controlli e in questo caso i risultati non sono stati positivi. Inquinamento da microrganismi è la sentenza, per cui quella suggestiva targa che esibisce il nome della fonte con su scritto anche “acqua potabile”, dovrà essere corretta: «Dovremo oscurare in quella targa, il passaggio dove è scritto che l’acqua è potabile – aggiunge Landi –. Purtroppo è acqua che viene direttamente da una sorgente che non è utilizzata dal Fiora, è assai superficiale e sottoposta dunque, ad essere più facilmente inquinata».
Le numerose sorgenti che si trovano in Amiata un po’ dappertutto (fonte di Perdecapra, di Fontemurata, di fonte delle Monache e così via) non sono utilizzate dal pubblico acquedotto e dunque l’acqua che esce fuori liberamente non ha la certezza del controllo sotto il quale, invece, si trova l’acqua del Fiora. Si rammarica di questa situazione Modesto Cassani, che ha un castagneto accanto a Lamula e che dice: «Ormai i turisti, anche in pulmann numerosi che vengono qui, sono abituati a bere da quella fonte. Infatti il Diavolino che un tempo lontano era legato alla Madonna con una catenella e che poi sparì misteriosamente, ha lasciato l’orma della sua presenza in quell’acqua che sono in tanti a voler bere, perché ritenuta magica. Bisognerebbe capire di preciso dove è la sorgente e renderla di nuovo potabile». Intanto lo stesso Cassani si lamenta del fatto che ancora non è stato fatto lo svincolo per l’imbocco alla stradina che conduce alla pieve, ma è lo stesso sindaco Landi che spiega il ritardo e che promette che tutto sarà pronto ad agosto, per la festa di Lamula: «Avevamo già i soldi in bilancio e dato l’incarico per i lavori. Ma con l’Unione dei comuni la viabilità è passata in gestione associata e dunque il soggetto è diventato l’Unione. In più non abbiamo più da due mesi l’ufficio tecnico. Ma niente paura, i lavori si cominceranno a breve e a agosto saranno finiti, prima della festa dell’Assunta.
Il caso. Un inghippo che ha messo i freni alla costruzione dello svincolo della pieve è la mancanza dell’ufficio tecnico ad Arcidosso: «La legge ci ha imposto di dimezzare tutti gli incarichi annuali che avevamo – spiega Landi –e siamo stati costretti a rinunciare, in questo 50%, al responsabile tecnico. Si vogliono fare le nozze coi fichi secchi». Un paradosso, perché abbiamo i soldi per pagare l’eventuale personale e non li possiamo utilizzare. Tutto questo ci rallenta ogni cosa e ci impedisce iniziative importanti. Comunque quello svincolo è in agenda e lo faremo. Parola di sindaco».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google