Il dolore
Diossine fuori legge: società è responsabile
La Provincia bacchetta Scarlino Energia per le emissioni e detta nuove regole all’azienda
SCARLINO. Il problema non è nato dalle prescrizioni date alla società, quanto da «un’errata gestione dell’impianto». La Provincia di Grosseto bacchetta Scarlino Energia sull’emissione di diossine cinque volte superiore ai limiti di legge, che ha portato al blocco dell’attività da oltre un mese. E perché questo «errore» non si ripeta, Palazzo Aldobrandeschi insieme ai Comuni di Follonica e Scarlino, all’Arpat e all’Asl ha messo nero su bianco le condizioni per far ripartire l’inceneritore del Casone. Si tratta di controlli, ovviamente, da fare su ogni singolo materiale: rifiuti, ceneri, fumi e così via. Una lista di condizioni partorite lunedì nella sala consigliare di Scarlino. C’erano tutti attorno a quel tavolo: i due sindaci di Scarlino e Follonica, Maurizio Bizzarri ed Eleonora Baldi, Patrizia Siveri, assessore provinciale all'ambiente, e i tecnici di Arpat e Asl. Al centro della discussione i rapporti stilati a seguito di quella fuoriuscita di diossine e il da farsi in vista del futuro. «La Provincia ha ribadito la giustezza delle autorizzazioni che si sono dimostrati efficaci anche nel momento dell'emergenza determinando il fermo dello stabilimento – si legge in una nota - L'analisi complessiva dell'episodio ha reso evidente, infatti, che è stato causato da un'errata gestione dell'impianto ed non da carenze nelle prescrizioni dettate». Nei prossimi giorni la Provincia incontrerà anche Scarlino Energia, che ha l’impianto fermo dal 27 maggio. In quell’occasione verranno formalizzate «tutte le richieste e condizioni che la ditta dovrà rispettare prima di riaprire le attività dello stabilimento», continua la nota di palazzo Aldobrandeschi, annunciando un’imminente convocazione dell'Osservatorio ambientale «per fare il punto e condividere con i cittadini le iniziative prese». Intanto però le condizioni sono finite nero su bianco. Alcune categoriche, altre più che altro persuasive. Ad esempio, da una parte la Provincia pretende che «almeno due controlli del gestore siano completi, con la determinazione di tutti i microinquinanti indicati nell’autorizzazione»; dall’altra, invece, ritiene «consigliabile» anche «prevedere il controllo fumi in uscita colonne acide e/o in ingresso elettrofiltri». In ogni caso, tra «le azioni più importanti» che Palazzo Aldobrandeschi ha confezionato a Scarlino Energia, si trovano vari tipi di controlli: «analizzare separatamente le ceneri da caldaia e le ceneri dei cicloni, determinare il contenuto dei microinquinanti in soluzione ma anche nei solidi sospesi totali, controllo fumi in uscita colonne acide, prevedere sui campioni liquidi» e così via. (a.f.)
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