Attenzione
Cinipide, cinque anni per la normalità è dramma in Amiata
Convegno dei giovani Pd con Sani, gli esperti confermano: «Bisogna imparare a conviverci. Ora servono aiuti»
AMIATA. Col cinipide galligeno, l’imenottero cinese che sta distruggendo i castagneti dell’Amiata ma anche di tutta Italia dal Piemonte alla Calabria, i castanicoltori dovranno imparare a conviverci. E bisognerà abituarsi anche a un nuovo equilibrio ambientale.
Intanto questo anno ed il prossimo i raccolti saranno decimati e quasi azzerati fino a quando l’antagonista non darà qualche segnale di ripresa. In buona sostanza ci vorranno ancora 5 anni circa prima di riparlare di castagneti in salute, o, comunque, in convalescenza.
Lo hanno ripetuto, all’assemblea sull’argomento organizzata da Federico Badini, coordinatore dei giovani Pd amiatini, sia Lorenzo Fazzi, presidente associazione castagna Igp, Emilio Landi presidente conferenza dei sindaci, l’on.le Luca Sani presidente commissione agricoltura e Claudio Franci sindaco di Castel del Piano. Ma cosa fare in questi 5 anni? Fazzi, che da più di 10 anni sta seguendo la questione, chiede l’emergenza nazionale per questo disastro e invoca un sostegno economico per i castanicoltori. È in atto l’elaborazione di una proposta di legge in tal senso, ha assicurato l’on. Sani a cui premeva anche sottolineare che il cinipide è una parte del più globale problema castagno: «Diminuisce questa attività – ha detto – calano le aziende castanicole e dunque la situazione va affrontata in modo più ampio, prima di tutto arrivando al riconoscimento del castagneto da frutto». Una querelle, questa, che dovrà arrivare a Bruxelles, perché è proprio in Europa che i castagneti da frutto non sono riconosciuti. Molte le azioni in campo, come dimostra il contenuto della nuova Pac 2014- 2020 in via di elaborazione e come dimostrano, solo nell’unione dei comuni, i 40.000 euro messi a disposizione per 200 lanci di antagonista, ha ricordato il presidente Landi. Ma oltre gli impegni economici, ha sottolineato anche polemicamente il sindaco Franci, ci vogliono controlli da parte delle istituzioni e delle associazioni, che i castanicoltori seguano le linee indicate dalla scienza, e bisogna sostenere i castanicoltori in questo: «Il grande rischio è il disastro ambientale e l’abbandono dei castagneti» – ha detto –. E infine, tutti hanno riconosciuto che questa emergenza gravissima per l’Amiata non si può fronteggiare da soli e occorre una rete forte, istituzionale e associativa. E mentre si va a chiedere l’emergenza, c’è anche una notizia nuova: «Il 2014 sarà l’anno decisivo per l’Amiata – ha detto Fazzi – perché si spera di riuscire a coprire con l’antagonista tutti i 2800 ettari di castagneto amiatino. Poi dal 2015 non ci sarà più bisogno di acquistare il Torymus nei laboratori universitari e sarà possibile prenderlo in Amiata e riutilizzarlo per le necessità locali». Gran daffare, dunque per i tavoli aperti sulla questione: quello nazionale di cui l’associazione amiatina è stata l’artefice e quello delle due province di Grosseto e di Siena. E probabilmente vi sarà anche un tavolo regionale, ha chiuso Fazzi.
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