Lutto
«Le opere pubbliche si fanno concedendo spazi commerciali»
GROSSETO. «Le superfici di vendita? Stanno diventando la nuova merce di scambio per realizzare opere pubbliche». Parola di Marco De Bianchi, architetto e dirigente del settore urbanistica del Comune...
GROSSETO. «Le superfici di vendita? Stanno diventando la nuova merce di scambio per realizzare opere pubbliche».
Parola di Marco De Bianchi, architetto e dirigente del settore urbanistica del Comune di Grosseto.
Quello che fino a qualche anno fa si faceva con le volumetrie abitative – avverte De Bianchi – oggi si tenta di farlo con le superfici di vendita. In questo ci possono essere delle opportunità per l'ente pubblico, che può far realizzare interventi in cambio della concessione di nuove zone commerciali, ma allo stesso tempo c'è il rischio che gli amministratori rinuncino al loro ruolo di governo del territorio.
Riflessioni che emergono a margine della presentazione della terza pubblicazione curata dal settore “gestione del territorio” del Comune di Grosseto e che è dedicata proprio al tema delle strutture commerciali e sociali nate, negli anni, in città.
L'obiettivo di De Bianchi, e di Luca Seravalle, istruttore direttivo dello sportello unico per l'edilizia, che è coautore della pubblicazione, è rendere accessibile al cittadino ciò che rischia di restare sepolto negli archivi del Comune, difficili da consultare e ormai accessibili, anche per legge, solo agli addetti ai lavori.
Ma gli archivi non possono essere ridotti a scartoffie, a mera burocrazia. Sono, piuttosto, luoghi da cui è possibile leggere la storia di una comunità e, in questo caso, la storia urbanistica di Grosseto.
«Dopo che nelle prime due pubblicazioni – dice De Bianchi – ci siamo dedicati al territorio aperto, alla campagna, abbiamo deciso di entrare in città e di farlo affrontando un argomento delicato e di estrema attualità come quello delle strutture commerciali e sociali a Grosseto».
Il sottotitolo della pubblicazione parla di “non luoghi” e di “super luoghi” e apre a una riflessione ulteriore sulle funzioni che negli anni i vari centro commerciali hanno finito per assumere. «La ricerca di De Bianchi e Seravalle – ha detto il sindaco Emilio Bonifazi – evidenzia un fenomeno interessante di “non luoghi” che diventano, con gli ultimi sviluppi, dei luoghi più aperti e interattivi». De Bianchi ha ricordato che una buona parte delle strutture commerciali nate a Grosseto, a partire dagli anni Settanta, con i nuovi quartieri cittadini che sorgevano con le zone 167, hanno perso o modificato fortemente la loro natura e funzione. Un esempio è il centro commerciale di Gorarella, nato con lo scopo principale di luogo di aggregazione, un “super luogo” attorno al quale è cresciuto un intero quartiere, così come è avvenuto anche in via Inghilterra o a Barbanella, al Verde Maremma. Nel caso di Gorarella, in modo particolare, si è finito per dover mettere dei cancelli che lo rendono impraticabile la notte, facendogli perdere proprio quella funzione di socializzazione per cui era stato pensato. Invece si assiste – ha sottolineato Seravalle – a fenomeni come quello dell'Aurelia Antica, nato con una funzione puramente commerciale, che invece, grazie al fatto che vi vengono forniti servizi come il wi-fi, tende a trasformarsi da “non luogo” a luogo di aggregazione dove, soprattutto i giovani, si ritrovano, con tablet o smartphone per stare insieme e socializzare, non necessariamente per comprare.
Enrico Pizzi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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