Attenzione
Domnica e De Falco tra i 342 testimoni al processo Schettino
Citato anche chi assisté agli ultimi istanti di vita delle vittime La difesa chiede una nuova perizia e propone la simulazione
GROSSETO. Sono citati come testimoni tutti i feriti di quella notte. Ma anche tutti coloro che, a bordo della Costa Concordia, avevano assistito agli ultimi istanti di vita delle 32 vittime. La maggior parte dei 342 testimoni (di cui 4 consulenti) individuati dalla Procura per il processo Schettino, che inizierà - salvo astensioni dell'Avvocatura - martedì della prossima settimana, sono i passeggeri di quel naufragio.
Da De Falco a Domnica. I pm Navarro, Leopizzi e Pizza hanno incluso nella lista anche i feriti, accanto agli inquirenti e a nomi ben conosciuti per il loro ruolo avuto (o non avuto) in occasione del naufragio davanti a Isola del Giglio: così ci sono il capitano di fregata Gregorio De Falco, chiamato a circostanziare le conversazioni con il comandante, compresa quella del «c…, risalga a bordo»; c'è l'ammiraglio Ilarione Dell'Anna, della capitaneria di Livorno, al quale saranno chiesti chiarimenti sui sistemi di controllo del traffico marittimo; c'è Domnica Cemortan, la ballerina moldava cui la Procura chiede delucidazioni sulla cena al ristorante Club al ponte, su quanto avvenuto in plancia e sulla nave prima, durante e dopo l'urto contro lo scoglio delle Scole, sul momento in cui Schettino aveva lasciato la nave.
Inchini e sicurezza. Ma c'è anche l'ex presidente di Costa Concordia, Pierluigi Foschi, chiamato a testimoniare sulla pratica dei cosidetti "inchini", sulla carriera di Schettino e su quanto avvenuto quella notte. E poi il personale, dagli ufficiali in plancia ai motoristi, dal timoniere Jacob Rusli Bin accusato in concorso all'ex comandante Mario Terenzio Palombo; dai soccorritori a tutti coloro che possono dare indicazioni su un incidente ritenuto analogo, quello del 2005 della Costa Fortuna, con un'ipotesi di falso nei registri; da Roberto Galli, comandante della polizia municipale del Giglio che parlò con Schettino sullo scoglio, ai due intercettati nella telefonata in cui si faceva riferimento alle porte stagne e ai sistemi di sicurezza delle navi Costa.
La lista della difesa. Molti di questi testimoni sono citati anche dagli avvocati di Schettino, Domenico Pepe e Donato Laino: anche loro vogliono porre domande alle stesse persone, naturalmente dal punto di vista difensivo, per dimostrare che gli stessi fatti, gli stessi comportamenti sono interpretabili anche dal punto di vista opposto alla Procura. Anche la difesa del comandante vuole sentire Domnica, Foschi, Ferrarini, lo stesso De Falco; vuole sentire il comandante generale delle capitanerie d'Italia Marco Brusco, in merito all'inchiesta parlamentare; vuole chiedere ad altri come funzionò quella notte l'ammaino delle scialuppe e l'apertura degli oblò; vuole avere chiarimenti sulle comunicazioni tra la capitaneria di Civitavecchia e Schettino.
Una nuova perizia. E già si sa che queste testimonianze non basteranno alla difesa: che ha preannunciato di voler far parlare l'imputato dopo che saranno trascritte integralmente tutte le telefonate di quella notte; che vuole una perizia che verifichi da una parte la correttezza e l'idoneità della manovra di Schettino dopo l'urto e dall'altra l'incidenza dell'errore del timoniere indonesiano; che chiede l'acquisizione di tutti i filmati relativi all'abbandono nave.
La simulazione. Non solo: la difesa proporrà una simulazione con un metodo matematico effettuati con un'apparecchiatura denominata MatLab che faccia il confronto tra la manovra eseguita e quella ordinata. Ai propri consulenti (Balestrieri, Ambrosio, Lindo e Scognamiglio - i testimoni indicati sono invece 92) chiederà di far luce su manovrabilità, sequenze e procedure; sulla metodologia della conta passeggeri; sul mancato funzionamento del generatore diesel di emergenza; sul mancato ammaiono delle scialuppo lato sinistro; sullo sbandamento in relazione all'uso delle ancore; sui tempi di affondamento.
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