Attenzione
Quando il legale si improvvisa “zia” per i piccoli clienti
GROSSETO. L’avvocato? Può capitare che faccia da “zia” ai suoi clienti. «Ho invitato a pranzo una ragazzina, perché la sorella era ricoverata a Roma per un intervento delicato e la mamma era con lei....
GROSSETO. L’avvocato? Può capitare che faccia da “zia” ai suoi clienti. «Ho invitato a pranzo una ragazzina, perché la sorella era ricoverata a Roma per un intervento delicato e la mamma era con lei. Il padre? No, il padre non c’era. Anzi, è da mesi che non c’è». A raccontare la storia è un avvocato grossetano che si occupa da anni di materia di famiglia. Un caso, uno dei tanti che affollano le scrivanie dei legali e degli uffici giudiziari, a Grosseto come a Firenze. Un caso che coinvolge due minori ma anche la madre. «Le figlie non vogliono più vedere il padre - aggiunge l’avvocato - anche a motivo di una serie di abusi dei mezzi di correzione avvenuti in passato. Il padre allora ha deciso di non volerle vedere più. “Io sono morto”, ha detto: e con questa frase ha anche smesso di versare gli alimenti». La moglie si è rivolta a un avvocato e al Tribunale ma nel frattempo è insorto un problema di salute che ha richiesto un ricovero a Roma e un intervento che ha comportato un minimo di rischio per una delle figlie. «Il padre doveva essere avvertito, era indispensabile farlo trattandosi di una minorenne, ma non si riusciva a trovarlo - spiega ancora il legale - Se avesse saputo a cose fatte, avrebbe potuto fare storie. Dal servizio sociale non sono state ricevute risposte. Ma non si poteva aspettare. Così ho parlato con il giudice tutelare, che mi ha autorizzato, vista la corrispondenza inviata, a procedere con l’intervento. Quando c’è stata l’operazione, la madre ha lasciato l’altra figlia a Grosseto. Non c’era altra scelta: quel giorno l’ho portata con me a pranzo». (p.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google