Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore: i forni restano spenti

di Alfredo Faetti

La società sceglie di eliminare del tutto il problema prima di accendere di nuovo l’impianto

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SCARLINO. Con sindaci e comitati all’attacco e la Procura di Grosseto che apre un fascicolo, Scarlino Energia cerca di capire cosa sia successo all’interno dell’inceneritore.

I tecnici sono al lavoro ininterrottamente per capire da cosa sia stata causata quell’emissione sospetta di diossine, con valori sballati rispetto ai limiti previsti per legge. Ma non solo. Nell’impianto si lavora affinché quanto successo non accada mai più.

La società infatti fa trapelare che i forni resteranno spenti fino a quando non ci sarà la certezza che l’accaduto non si ripeta, attuando un piano che elimini sul nascere qualsiasi inconveniente. Ma a Scarlino Energia, dove vige il massimo riserbo dopo l’interessamento della Procura, ribadiscono anche che lo stop all’impianto è arrivato in via precauzionale, ancor prima di avere i dati ufficiali. Quelli di cui ha preso visione l’Arpat, venerdì scorso ma raccolti il 15 maggio, erano ancora dati parziali.

Nell’inceneritore non si è atteso insomma la diffida della Provincia di Grosseto: si è agito prima e di spontanea iniziativa. Una decisione che in ogni caso non placa le polemiche che sono seguite alla notizia del blocco alla produzione. Ci sono i comitati ambientalisti che sono sul piede di guerra, i sindaci di Scarlino e Follonica, rispettivamente Maurizio Bizzarri ed Eleonora Baldi, infuriati per non essere stati messi subito a conoscenza della situazione, ma soprattutto c’è l’inchiesta aperta dagli uffici di via Monterosa.

Un atto dovuto, spiegano sia dalla Procura che dalla società, ma che ora terrà conto di diversi aspetti. L’iniziativa degli inquirenti partirà dai dati raccolti il 15 maggio dai tecnici Arpat, arrivati nell’impianto per un controllo di routine, ma si allargherà anche ai rilevamenti fatti nei periodi precedenti, prendendo i dati anche delle centraline posizionate nei due comuni interessati dall’impianto.

Inoltre, prenderà in esame tutti i sistemi di controllo presenti nell’impianto. Le domande nate attorno a questa emissione sopra i limiti di legge sono tante, infatti. Perché se i dati sono stati raccolti il 15 maggio, cosa è successo prima? Erano già fuori norma prima del controllo dell’Arpat? E a quando risalivano gli ultimi controlli? Quesiti questi messi insieme dalle varie anime ambientaliste sul territorio, che certo ora non intendono abbassare la guardia. Ma c’è anche il mondo politico e istituzionale ora a chiedere risposte. Dai Comuni (infuriati con la società per non essere stati messi a conoscenza dell’accaduto) fino alle stanze romane del parlamento, si chiede chiarezza, attraverso la lettura dei dati delle centraline sia con la convocazione dell’osservatorio ambientale, in modo da mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti competenti e capire cosa è successo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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