Il Tirreno

Grosseto

«Nessuno si azzardi a toccare il lupo»

di Francesca Ferri
«Nessuno si azzardi a toccare il lupo»

In commissione Agricoltura la Lav difende il predatore. Marras: la Provincia deve gestire i fondi Ue per catture incruente

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GROSSETO. Il flagello di greggi maremmane e amiatine da parte dei predatori arriva in commissione Agricoltura alla Camera. Dove ieri il presidente, il maremmano Luca Sani (Pd), e i deputati (tra i quali Monica Faenzi, Pdl, anche lei grossetana) hanno ascoltato i rappresentanti della Provincia di Grosseto e le associazioni ambientaliste e animaliste Lav, Enpa, Wwf, Legambiente e Lipu.

L’obiettivo è comune: cercare una soluzione che metta fine alla predazione delle pecore e degli agnelli da parte di lupi e incroci tra lupo e cane, che da qualche anno stanno mettendo in ginocchio gli allevatori grossetani. I rimedi proposti sono però differenti: da un lato gli allevatori, pronti a imbracciare il fucile per sparare ai lupi, chiedono al governo di convincere l’Unione Europea a rivedere la legge che tutela il lupo, permettendo gli abbattimenti. Dall’altro le associazioni animaliste, che non sentono ragioni: i lupi non si toccano. Nel mezzo gli enti locali – Provincia e Regione – chiamati a una difficile mediazione.

«Il lupo è un animale protetto da norme nazionali e comunitarie; gli ibridi e i cani randagi altrettanto», ha spiegato nella sua relazione alla commissione l’avvocato Carla Campanaro, responsabile dell’ufficio legale della Lav. «Pensare di incrinare la loro protezione e tutela addirittura causandone la morte quando sarebbe invece possibile attuare ben altre politiche preventive ed ecologiche non cruente di contenimento è semplicemente contrario al quadro normativo di riferimento e non in linea con ciò che oggi la collettività richiede e le norme prevedono».

Campanaro ha avanzato dubbi sugli accertamenti dei danni, definendoli «assai lacunosi», e ha ricordato che chi attenta al lupo ne risponde penalmente. «Il lupo, ovvero la specie identificata e tutelata dalla direttiva 92/43CE (cosiddetta “Direttiva habitat”) è una specie protetta come previsto dalla legge 157 del 1992 – ha ribadito in commissione la portavoce della Lav – per cui ne è vietata l’uccisione sul territorio nazionale». La stessa tutela, ha spiegato l’avvocato, vige per gli ibridi, come indica la giurisprudenza. Gli animali, spiega la Lav, non sono più res ma esseri senzienti e come tali da tutelare.

All’audizione in commissione hanno partecipato anche il presidente della Provincia Leonardo Marras e l’assessore provinciale allo Sviluppo Rurale Enzo Rossi che hanno illustrato i risultati dei progetti Ibriwolf e Medwolf. «Ma soprattutto – spiega Marras – abbiamo fatto una proposta ragionevole di gestione della popolazione di lupi e ibridi basata sulla nostra esperienza concreta».

Marras e Rossi hanno consegnato a Sani e ai membri della commissione il resoconto dell’attività di questi anni, «dimostrando – spiega il presidente – quanto sia già possibile intervenire se la legge e il governo ce ne dessero la facoltà. Non servono altri studi e censimenti e siamo convinti che le deroghe, che vanno comunque richieste, non bastano e soprattutto ci vorrà troppo tempo... A nostro parere con il buon senso è possibile ragionare in modo alternativo e incidere con immediatezza sul problema, tenendo insieme tutela della specie protetta e delle attività economiche legate alla pastorizia. Per questo, oltre alle deroghe, abbiamo chiesto di poter gestire in autonomia le ingenti risorse che l'Unione europea assegna per i monitoraggi, in modo da destinarne una parte consistente alla cattura con metodi incruenti, gli ibridi e i cani inselvatichiti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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