Il Tirreno

Grosseto

Liberacaccia: anche la Regione critica il piano venatorio

di Gabriele Baldanzi

GROSSETO. Nei giorni scorsi il presidente della Provincia di Grosseto, Leonardo Marras, a proposito del nuovo Piano faunistico-venatorio, dei ricorsi e delle contestazioni ricevute, aveva definito...

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GROSSETO. Nei giorni scorsi il presidente della Provincia di Grosseto, Leonardo Marras, a proposito del nuovo Piano faunistico-venatorio, dei ricorsi e delle contestazioni ricevute, aveva definito «i soliti fenomeni» coloro che polemizzano e remano contro, difendendo a spada tratta le scelte dell’amministrazione. Ora arriva la replica.

«Non possiamo sapere – spiega Paolo Isidori per conto del direttivo provinciale di Liberacaccia Grosseto – se, a torto o a ragione, siamo inclusi tra coloro che, ironicamente, il presidente della Provincia Leonardo Marras chiama “fenomeni”. Di sicuro noi siamo tra quelli a cui questo piano faunistico non era piaciuto e per questo motivo siamo stati l’unica associazione venatoria a dare parere contrario».

Anche la Regione la penserebbe come Liberacaccia. «Oltre alla parte puramente descrittiva del territorio provinciale – prosegue Isidori – il piano avrebbe dovuto dettare le linee guida della gestione faunistica».

Ma per quasi tutte le specie, prosegue Isidori, a Firenze il piano faunistico-venatorio è stato trovato mancante. «Per il cinghiale – spiega il rappresentante di Liberacaccia nella sua replica – non è stata indicata la densità da raggiungere, non sono state indicate né le aree in cui la sua presenza è compatibile (le cosiddette “aree vocate”) né quelle in cui non deve stare (le “aree non vocate”). Non è stata inoltre riportata la situazione aggiornata dei danni causati e non è stata creata una banca dati dei danni. Per il capriolo mancano la densità obiettivo, le zone vocate e in più il capriolo è indicato come specie d’indirizzo per le aziende faunistiche, cosa che contrasta con la legge regionale. Sul fagiano la Regione ha rimarcato ciò che più di una volta da noi è stato scritto, la Provincia non può stabilire da chi gli Atc devono comprare i fagiani e quindi non può obbligare a lanciare comprare selvaggina proveniente solo dal Cpps di Scarlino. Infine per la Migratoria non è stato riportato nessun criterio gestionale».

Insomma un mezzo disastro. Ma la disamina del direttivo grossetano di Liberacaccia non finisce qui. «Nel nuovo Pfv i mancano anche i criteri gestionali in rapporto alla presenza di predatori (cani randagi e lupi) e specie quali piccioni, storni, volpi, corvidi, eccetera. Allo stesso tempo non sono presenti gli orientamenti programmatici per il controllo faunistico sul territorio e per finire la Regione ritiene che il limite massimo di mille ettari per azienda, imposto dal Pfv, di fatto vanifichi l’indirizzo regionale a tutela delle aziende che svolgono attività legata alla cultura e alle tradizioni venatorie locali».

«In pratica – conclude Isidori – vengono evidenziate come mancanze quelle stesse osservazioni e rilievi fatti da noi nei mesi scorsi. Evidentemente non c’era bisogno di essere dei “fenomeni” per accorgersi di certe lacune. Un discorso a parte dovrebbe infine essere fatto sul numero dei partecipanti alle battute di caccia al cinghiale, dove la Regione non può far niente sull’innalzamento. Noi speriamo però che la Provincia si renda conto che questo è uno degli sbagli più grossi che ha fatto e possa così porvi rimedio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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