Il dolore
Inceneritore fermo scoppia la polemica per l’avviso ritardato
Comitati e 5 Stelle all’attacco: «La gente deve sapere» Ma la proprietà aveva chiuso l’impianto già venerdì
SCARLINO. Il blocco dell’inceneritore di Scarlino, avvenuto immediatamente dopo un’emissione sospetta di diossine, ha impiegato ben poco a fare esplodere la polemica.
Gli ambientalisti infatti attaccano, dicendo che loro stessi avevano già segnalato in Provincia che qualcosa non andava.
Poi ci sono i grillini, che invece se la prendono con le istituzioni e i soggetti competenti per non aver divulgato subito la notizia, arrivata ieri quando già da venerdì i forni erano spenti.
In questo senso, dal Comune di Scarlino trapela un certo malumore per essere stati messi a conoscenza del fatto soltanto lunedì.
E mentre il dibattito si scalda, all’interno dell’impianto e nei laboratori Arpat si cerca di risalire alle cause di questa emissione.
«Avevamo segnalato la presenza fuori norma di questi inquinanti alla amministrazione provinciale e agli organi di controllo – dice Roberto Barocci del Forum Ambientalista - Questi però hanno fatto finta di non capire e hanno addebitato il superamento dei limiti di legge alle precedenti attività realizzate in zona».
Il leader ambientalista, insomma, sostiene che questo episodio non è un caso isolato. Lo fa forte delle considerazioni messe nero su bianco da Paolo Rabitti, il consulente tecnico ingaggiato dal Comune di Follonica per i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato.
«Il superamento degli standard di qualità – si legge nella relazione redatta a suo tempo da Rabitti - e dei limiti fissati per la concentrazione di diossine e furani che si riscontra immediatamente a valle dello scarico dell'impianto di trattamento acque dell'inceneritore, è dovuto alla nuova attività di incenerimento di combustibile derivato dai rifiuti urbani che quindi provoca sicuramente un danno all'ambiente».
C’è da sottolineare un aspetto però di quanto è successo venerdì. Scarlino Energia ha deciso di fermare la produzione, ma ancora non ci sono i dati ufficiali dell’emissione sospetta.
Solo dati parziali, emersi durante un controllo di routine dentro l’azienda, su cui ora stanno lavorando i tecnici Arpat per capirne l’origine, mentre nell’impianto la speranza è quella di poter ripartire nel giro di qualche giorno.
Intanto però insorge il Movimento 5 Stella di Follonica, soffermandosi sul fatto che la notizia dello stop si arrivata solo dopo tre giorni. «Si chiede se i sindaci (di Follonica e Scarlino ndc) siano stati avvertiti tempestivamente – dicono i grillini – E in caso fossero stati informati ci chiediamo perché i sindaci e le autorità sanitarie competenti non abbiano provveduto ad avvertire la popolazione di astenersi dal consumare frutta e verdura provenienti dalle zone limitrofe all’impianto?»
Ma oltre le domande, il M5s «dato che non risultano obbligatori i controlli in continuo della diossina, considera gravissimo per la salute dei cittadini che in uno dei pochissimi controlli annuali obbligatori, si sia rilevato uno sforamento, e si chiede quanti altri ce ne possano essere stati tra una verifica obbligatoria e l’altra».
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