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Dipendenti Cgil decisi avanti con l’azione legale

Dipendenti Cgil decisi avanti con l’azione legale

GROSSETO. L’assemblea delle dipendenti Cgil conclusa ieri pomeriggio ha deciso: avanti con l’azione in Tribunale, sia per i due anni di Tfr reclamato da Royal Tuscany sia per i cinque mesi di...

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GROSSETO. L’assemblea delle dipendenti Cgil conclusa ieri pomeriggio ha deciso: avanti con l’azione in Tribunale, sia per i due anni di Tfr reclamato da Royal Tuscany sia per i cinque mesi di stipendio che Abbigliamento Grosseto deve ancora versare loro.

Trascorsa la “tregua”, i dipendenti (ieri 140 in assemblea) sono di nuovo partiti decisi per far valere i loro diritti. E per rispondere, con un lungo documento dai toni accesi e dalle espresisoni colorite (di cui pubblichiamo i passaggi essenziali), a Valentina Carobbi (rsu Cisl) e Catia Bardi (Uil) che nei giorni scorsi avevano scritto una lettera per precisare in sintesi che, se la Mabro è aperta, tutto è dovuto a chi entra per lavorare.

L’assemblea si dice stupita della lettera di Valentina Carobbi e Catia Bardi «e comprendiamo che il loro scopo è quello di distogliere l’attenzione dai problemi reali con delle polemiche. Lo evitiamo e facciamo solo notare che le telecamere di Tv9 hanno impietosamente mostrato la verità su quello che è avvenuto in questi giorni in azienda: carrelli desolatamente vuoti e attenta lettura dei giornali da parte di chi ha la pretesa di salvare il nostro lavoro. Usate per dimostrare la presenza di un lavoro che non esiste. Ma vogliamo rivolgerci a tutte quelle nostre compagne di lavoro che non hanno aderito alla nostra lotta ma che hanno partecipato insieme a noi alla occupazione di tre anni fa. Che hanno provato veramente cosa vuol dire lottare per difendere il proprio lavoro».

L’assemblea Cgil chiede alle due rappresentanti sindacali degli altri schieramenti quale corrispondenza con la realtà abbiano avuto le parole di Barontini che citava russi, cinesi, arabi, americani, francesi, soci, finanziatori e acquirenti, e quale garanzie di lavoro ci possano essere davvero. E soprattutto da dove possano arrivare i soldi necessari, visto che Marcolana è in difficoltà e che le banche non sembrano propense ad aprire le casse. «Quali saranno i locali dove andrete a lavorare? - chiede ancora il documento dell’assemblea - Certo non quelli attuali, dove pende uno sfratto bloccato solo da concordato». E appare difficile che qualcun’altro possa mettere a disposizione capannoni. «Con quali macchine lavorerete, essendo quelle di Abbigliamento Grosseto pignorate?».

L’assemblea della Cgil non ha poi digerito la questione che ha visto Barontini annunciare che la Regione Toscana avrebbe trovato un acquirente e Firenze smentire immediatamente. E nemmeno i passaggi attraverso Milanesio e Franchi e la richiesta di un mese e mezzo di tempo «il tempo necessario per superare la data in cui si era impegnato a presentare la Prodi e, soprattutto, la data della verifica dinanzi al giudice del concordato preventivo».

I dipendenti e le dipendenti della Cgil invitano le colleghe ad aprire gli occhi e a comportarsi conseguentemente, dal momento che ritengono che Carobbi e Bardi abbiano «messo ancor più in pericolo» il loro lavoro, temendo che il concordato preventivo non sia altro che un mezzo per guadagnare tempo nella prospettiva di una soluzione finale negativa. «Non vi abbiamo impedito di entrare al lavoro e non ve lo impediremo in futuro, ma almeno provate a ragionare esaminando solo i fatti, non le chiacchiere. Noi siamo ancora disponibili a confrontarci», conclude il documento.

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