Il Tirreno

Grosseto

Fossino di Talamone ko Quest’anno niente barche

di Sabino Zuppa

Nuova fumata nera per l’escavazione dei fondali riempiti dai detriti alluvionali La burocrazia nega l’avvio dei lavori, per il diportismo sociale un colpo durissimo

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TALAMONE. Prima sentenza pressoché tombale per il diportismo nautico nel tratto orbetellano della Costa d’Argento. Il fossino di Talamone, il luogo in cui da decenni molti lupi di mare attraccano le loro barchette, non aprirà il suo ingresso al diportismo sociale con un danno più che rilevante per l’indotto nautico e soprattutto per la popolazione appassionata del mare.

Nonostante il sindaco Monica Paffetti solamente qualche giorno fa professasse fiducia, sperando di chiudere positivamente la conferenza dei servizi per riuscire a escavare il fondale del canale, l’esito dell’incontro dello scorso 20 maggio è stato negativo e la conferenza stessa è stata riaggiornata al prossimo 7 giugno.

Ma questa volta si dovrà lavorare su problematiche differenti rispetto a quelle su cui si è discusso finora, sempre in relazione alla collocazione dei materiali di smaltimento per i quali si dovrà trovare un’altra strada rispetto a quella seguita sin qui.

Ormai è cosa nota che la Guardia Costiera ha emesso un ordinanza a metà marzo con la quale ha segnalato la pericolosità della navigazione nel canale a causa del basso fondale provocato dai detriti alluvionali: dopo tale atto si era cominciato a discutere con il Consorzio Bonifica per provare a collocare i fanghi in una zona circostante della terraferma, visto che le analisi dei detriti stessi avevano dato esito incoraggiante non evidenziando elementi di inquinamento.

Ma le problematiche relative alla non compatibilità tra punto di raccolta, in demanio marittimo, e punto di collocamento in area di competenza del demanio idrico interno, hanno fatto sì che non si potesse partire con i lavori e che soprattutto sarà necessaria una nuova soluzione.

Lo conferma l’associazione dei diportisti Marenatura, che ha fatto sapere a tutti i suoi soci che «parte degli eventuali fanghi dovranno essere usati per il ripascimento dell’arenile fino a Fonteblanda nel tratto demaniale largo 5 metri tra il mare ad argine. Questo cambio di programma comporterà la variazione del progetto proposto dalla provincia e dal Consorzio Bonifica in precedenza e un’ulteriore analisi dei fanghi. E solamente dopo il completamento delle pratiche burocratiche relative, si presume che si possa procedere a una gara d’appalto per l’assegnazione dei lavori. Tutto questo comporterà naturalmente il dilatarsi dei tempi di consegna e della fruizione degli approdi»

Dunque di male in peggio: il primo atto del diportismo sociale orbetellano finisce malissimo e mentre si continua a parlare della ricerca di soluzioni definitive e alternative a un passato confusionale, le barche rimangono negli stalli invernali. Ma quello che tutti pensano, anche a causa dell’amarezza, è che “prima in mare ci si andava” e forse le battaglie contro i mulini a vento che le autorità stanno combattendo ormai da tempo, non portano risultati.

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