Il Tirreno

Grosseto

Castagni moribondi «Rossi venga qua»

di Fiora Bonelli
Castagni moribondi «Rossi venga qua»

Amiata in ginocchio per il cinipide che devasta gli alberi «L’antagonista è caro e lento. Si sottovaluta una catastrofe»

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CASTEL DEL PIANO. Ma il governatore regionale Rossi, una capatina nei castagni dell’Amiata non l’ha messa in agenda? Lo invitano i castanicoltori della montagna, devastata ormai per il cinipide e in attesa di un funerale con tutti gli onori, perché sta morendo una ricchezza inestimabile per l’ambiente e l’economia.

Un danno ambientale di una portata che non trova confronto con nessun altro disastro capitato in Amiata da centinaia di anni.

I castagneti rosseggiano come ciliegi, le foglioline appena spuntate si accartocciano e tutto lascia presagire il peggio a causa del killer dei castagni, il cinipide galligeno, mentre si tenta di arginare l’attacco con lanci (costosissimi) dell’antagonista Torymus che faranno effetto (se andrà bene) solo fra qualche anno.

Intanto da ogni parte arrivano consigli, richieste, preghiere da parte di castanicoltori storici, al capezzale degli alberi moribondi.

Uno di loro, Francesco Prunai descrive il dramma del patrimonio amiatino e bacchetta tutti, istituzioni e gruppi e alla fine suggerisce ai castanicoltori di pagare una piccola quota per acquistare l’antagonista. Ma non solo: «Anche quest’anno – spiega Prunai – sono stati fatti diversi lanci di Torymus, l’insetto antagonista, da parte di privati e delle amministrazioni locali. Di fronte a una situazione così grave avrebbe dovuto essere la Regione a farsene carico, fornendo risorse e mezzi adeguati. Invece a me sembra che il problema sia stato sottovalutato fin dall’inizio con sterili conferenze, con interventi sporadici e marginali affidati all’iniziativa e all’impegno di pochi. Come all’indomani dell’incendio della pineta a Marina di Grosseto il presidente Rossi intervenne di persona per conoscere il danno (certamente rilevante, ma abbastanza circoscritto e rimediabile) promettendo un aiuto concreto, altrettanto avrebbe dovuto già fare con una capatina anche nei castagneti amiatini, colpiti al cuore da danni ambientali ed economici difficilmente quantificabili».

Prunai ne ha anche per gli ambientalisti. «Così impegnati a contrastare alle Bagnore lo sfruttamento della geotermia, quali iniziative hanno preso o intendono prendere di fronte a questa emergenza?».

Prunai invita tutti a iscriversi all’associazione Castagna Amiata Igp e reperire fondi, anche attraverso un’ordinanza regionale che preveda per tutti i proprietari il versamento di una piccola quota in base ai dati catastali della proprietà.

Mario Monaci, di Castel del Piano, incalza duramente sul problema, toccando un tasto delicato: «L’allevamento di Torymus che un paio di anni fa era stato impiantato all’Aquilaia e che avrebbe dovuto risolvere molti guai, con la presenza di un antagonista che costa fior di quattrini, e che fine ha fatto? In quel momento si disse che l’Amiata sarebbe stata in grado di automedicarsi. Ci si sono spesi soldi nostri e vorremmo sapere se è andato tutto in malora. Il Torymus non si è riprodotto? Cominciamo a parlar chiaro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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