Il Tirreno

Grosseto

Addio Matteo, piccolo studente modello

di Francesca Gori
Addio Matteo, piccolo studente modello

Il quindicenne caduto dallo scooter due settimane fa non ce l’ha fatta: oggi la camera ardente a Grosseto

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GROSSETO. È impossibile spiegare la morte ai ragazzini di quindici anni. È impossibile spiegarla ai genitori di un ragazzino con la faccia da bambino, con gli occhi grandi e profondi e con il sorriso contagioso. È impossibile dare una spiegazione logica a un incidente che sembrava essere solo la banalità di una scivolata con lo scooter e che si è invece trasformato in una tragedia che ieri ha fatto scendere lacrime salate alla città intera. Matteo Capone, quindici anni da compiere, è morto ieri all’una alle Scotte di Siena. Alle due e mezzo del pomeriggio, la sua bacheca di Facebook era già piena di messaggi dei suoi amici.

L’incredulità nel raccontarsi quello che stava succedendo, fuori e dentro la scuola, il liceo scientifico della Cittadella dello studente, è aumentata, giorno dopo giorno, da quando gli amici dell’adolescente hanno saputo dell’incidente.

Dall’8 maggio, dal giorno in cui Matteo è stato ricoverato in condizioni disperate alle Scotte di Siena, i suoi compagni di classe e i suoi amici, non hanno fatto altro che chiedere informazioni e lasciare messaggi, certi che un giorno, nemmeno troppo lontano, li avrebbe letti. Lo stesso hanno fatto i suoi genitori. Antonio Capone, direttore di Confindustria Grosseto, e Paola Pannozzo, per anni volto del telegiornale di Telemaremma- Tv9 e ora nello staff organizzativo della Cava di Roselle con la società Passpartout. Antonio e Paola non hanno mai abbandonato la speranza che Matteo ce la facesse. Ha superato un intervento chirurgico durato oltre dieci ore, il giorno in cui è arrivato alle Scotte di Siena con una lesione profonda alla vena cava. Sapevano che le condizioni di loro figlio erano gravissime, ma sono rimasti lì, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Scotte di Siena, attaccati a quel filo di speranza che si chiama amore. È innaturale sopravvivere a un figlio. È innaturale quel banco vuoto al liceo scientifico, che Matteo frequentava con profitto. L’anno scorso aveva finito l’anno scolastico con voti altissimi. Era bravo. Era appassionato di musica techno, in casa, insieme al fratello Filippo, che ha due anni meno di lui, la musica risuonava: il rap e la techno, l’allegria dei quindici anni ancora da compiere, la foto del profilo, su Facebook insieme alla fidanzatina, i cuoricini rossi sparsi ovunque e quell’ovale perfetto di una faccia segnata da un neo che faceva ancora più bello quel ragazzino.

Matteo, dall’8 maggio ha lottato come un leone. Due giorni fa è stato sottoposto a un altro lungo e delicatissimo intervento chirurgico. I medici sapevano che la situazione era disperata, ma alle Scotte nessuno ha abbandonato quella battaglia per la vita che si combatte sempre negli ospedali ma che diventa un obbligo morale quando si ha a che fare con un adolescente. Non ce l’ha fatta nonostante tutto quello che i medici hanno fatto. Tenace, forte, solare. Il via vai tra Grosseto e Siena, per stare accanto ai genitori di Matteo è stato continuo e costante da parte della città. Ma la notizia della morte del quattordicenne ha ammutolito anche chi è abituato a utilizzare fiumi di parole. Mario Salvestroni, presidente di Confindustria, ieri non aveva fiato. «Eravamo tutti appesi a un filo di speranza - dice - non potevamo nemmeno pensare che potesse accadere una cosa del genere. È stato un incidente banale, nessuno poteva pensare a un epilogo così doloroso». Parole che rimbombano da un ufficio a un altro, tra i colleghi di Antonio e quelli di Paola, che non riescono a darsi pace. Potranno solo stare accanto ad Antonio e Paola. Potranno solo aspettare, oggi, l’arrivo della salma di Matteo a Grosseto dove sarà allestita la camera ardente e dove verrà dato l’ultimo saluto all’adolescente forte in tutte le materie, dalla simpatia e dall’allegria contagiosa. Lo stesso che l’8 maggio, un mercoledì mattina di bel tempo in Maremma, era salito sul suo scooter e aveva raggiunto, dalla sua abitazione poco distante, via Repubblica Dominicana. È lì che probabilmente le ruote del suo scooter sono entrate in un tombino. La moto ha cominciato a sbandare, Matteo non è riuscito a rimetterlo dritto sulla strada che lo avrebbe portato alla Cittadella dello studente, al liceo scientifico dove lo aspettavano i suoi amici.

È finito addosso a un’auto parcheggiata e, sebbene giudicate subito gravi le sue condizioni, nessuno ha voluto pensare per quindici giorni che il cuore di Matteo potesse davvero smettere di battere. Era l’una, ieri, quando Paola e Antonio hanno saputo che il loro bambino, diventato ancora più piccolo dei suoi quindici anni, li aveva lasciati per sempre. Costringendo loro a sopravvivergli, costringendo i suoi amici, che fino a ieri mattina non hanno fatto altro che tifare per lui, a guardare in faccia una realtà che non va d’accordo con la loro età.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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