Trasporti
Pace e Gorarella, centri del... degrado
Transenne, rifiuti, ascensori murati, scritte ovunque. E al primo piano c’è anche un accampamento di disperati
GROSSETO. Negozi del centro storico, negozi del salotto buono, negozi nel cuore della città. Sì, ma le periferie? Ecco, inizia oggi il nostro viaggio tra le altre realtà commerciali cittadine. Luoghi di cui forse non si parla abbastanza. Eppure, sono proprio questi gruppi di botteghe a comporre quello che è il tessuto produttivo di una comunità. Dal quartiere Pace a Gorarella, ogni angolo del capoluogo ha il suo piccolo centro commerciale. E trovarne uno messo bene non è affatto semplice. Ieri ne abbiamo visitati due e le sorprese non sono certo mancate.
Gorarella. A più riprese al centro di segnalazioni per il temerario scorrazzare di qualche bel ratto, il centro commerciale che costeggia via Papa Giovanni XXIII° e viale Einaudi è un qualcosa che rasenta l’osceno: dispiace doverlo dire così, ma chi da quelle parti fa acquisti tutti i giorni non potrà che confermare, magari a malincuore. A livello strada le uniche cose che possiamo segnalare sono sporcizia, tre bombole del gas gelosamente legate a un portabiciclette e l’acqua che (non) sgorga nelle vasche al centro della piazzetta del centro commerciale. In compenso, però, è necessario dire che ognuna delle piscine è colorata di un grazioso turchese. Dopo averle guardate per un attimo basta dunque chiudere gli occhi, immaginare il rumore delle fontanelle e accontentarsi. Primo ascensore che incrociamo e primo ascensore che non funziona. L’apparecchio è patinato di polvere. Dietro di noi l’accesso alle scale che portano al piano superiore è bloccato da una grata di metallo, un piccolo lucchetto e qualche asse di truciolato. Stessa soluzione – forse adottata per impedire il passaggio ai balordi – è in voga in diversi punti dell’area commerciale. A due passi dall’ascensore guasto scoviamo una targa della Asl9 con su scritto “Unità funzionale salute mentale adulti, servizio di consulenza per i disturbi emotivi comuni”. Andiamo oltre. Non c’è scalinata che non sia macchiata dal sudiciume, non c’è muro uscito indenne dalla gioia dei dementi, quelli che sputano vernice a zonzo per la città e poi si definiscono creativi. Altri passi, altre sorprese: superiamo pompe antincendio semidistrutte, bottiglie di birra abbandonate e ascensori che (strano ma vero) funzionano. Tanti i cartelli “vendesi” e “affittasi” sparsi per il centro commerciale: la crisi, quella che stronca i consumi e fa perdere posti di lavoro, non imperversa solo lungo le prestigiose vie del centro storico. Ed è forse proprio la carenza di molti negozi, alcuni chiusi da diverso tempo, ad aver accentuato lo stato di abbandono del complesso commerciale. Sì, perché dove campeggiano botteghe, pubblici esercizi e centri medici specializzati la situazione è diversa: la mano del privato c’è e un certo presidio del territorio – per fortuna - vige ancora. Proseguiamo la camminata scovando altri angoli lerci e discariche maleodoranti. Arriviamo al punto informativo allestito la scorsa estate da Coseca (nell’ex ufficio censimento): tutt’intorno è pieno di plafoniere rattoppate con del cartone e inutili transenne. Inutili perché forse dovrebbero ostacolare il passaggio, ma messe così non fermerebbero neppure un neonato. A pochi metri da lì le lastre di lamiera che compongono il soffitto del centro commerciale stanno cedendo. Alcune sono staccate, altre penzolano.
Pace. Salta subito agli occhi la bruttura di un centro commerciale a vocazione popolare. Contornato da palazzoni costruiti negli anni ’80, oggi il complesso risente dello scorrere del tempo. A pochi metri dal centro campeggia un’orrenda cabina dell’Arpat per il rilevamento della qualità dell’aria. Poi troviamo una porta smontata (e lasciata marcire all’aperto per anni) e un televisore abbandonato. Le condizioni peggiori sono al piano superiore. Il muro è stato ricolorato, ma non basta. L’ascensore – utile per disabili e passeggini - è stato murato. L’unico accesso per chi non può fare le scale resta la lunga salita che costeggia la Coop di via Inghilterra. Una soluzione difficile da praticare per un disabile non accompagnato. Ma il top dell’assurdo lo scoviamo accanto a quella che un tempo era una ludoteca: sopra la sede del quartiere, tra una transenna e l’altra, c’è un accampamento: tre letti singoli, un borsone, qualche bottiglia d’acqua e lenzuola. Qualche disperato vive così. Benvenuti in periferia.
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