Sicurezza
La Cgil vince il ricorso «Sì le assemblee in mensa»
Il giudice del lavoro ha riconosciuto fondate le motivazioni del sindacato che aveva lamentato un comportamento scorretto di Abbigliamento Grosseto
GROSSETO. Il giudice ha accolto il ricorso della Filctem Cgil che lamentava il comportamento antisindacale di Abbigliamento Grosseto. L’azienda - che aveva vietato l’uso dei locali aziendali, e in particolare della mensa, per lo svolgimento delle assemblee - dovrà adesso mettere a disposizione i locali della sala mensa per le assemblee non retribuite.
Canta vittoria il sindacato e con esso i lavoratori e le lavoratrici dell’azienda che il 30 aprile - il giorno della proclamazione dello sciopero a oltranza - si erano visti negare l’apertura della mensa per un’assemblea cui erano stati invitati il presidente della Provincia, Leonardo Marras, e l’assessore comunale Emanuel Cerciello; identico diniego era stato rivecuto anche per una successiva assemblea, in programma il 6 maggio. Così il sindacato, assistito dall’avvocato Paola Pippi, il giorno stesso si era rivolto al giudice del lavoro denunciando il comportamento antisindacale, cioè la violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. Al ricorso erano stati allegati gli scambi di mail di quei giorni e la documentazione prodotta dall’ufficio vertenze del sindacato nonché quelli dei direttivi congiunti di Filctem e Filtea, più il contratto nazionale di lavoro; agli atti anche le copie degli articoli di giornale. L’azienda, secondo quanto riferito nel ricorso, aveva risposto che l’assemblea negli spazi dell’azienda era da ritenersi «assolutamente inopportuna», alla luce di quanto avvenuto il giorno prima quando «chi, fingendo di rientrare al lavoro, ha poi schernito le proprie colleghe già in servizio e ha creato un clima anche minaccioso». Successivamente, Abbigliamento Grosseto aveva respinto la seconda richiesta scrivendo che «poiché permane la situazione di sciopero, non è permesso l’accesso ai locali dell’azienda anche fuori dell’orario di lavoro». In tutto ciò, il sindacato ravvisava un comportamento «teso a limitare e ostacolare anche il diritto di sciopero quale forma di legittima protesta, costituzionalmente tutelata».
A trattare il fascicolo è stato delegato il dottor Vincenzo Pedone, che ha tenuto una prima udienza il 16; un’udienza che si era conclusa con l’invito alle parti a cercare una forma di accordo, ritenuta possibile, e l’aggiornamento a lunedì scorso. La ricomposizione non è riuscita, dato che la Cgil ha voluto che fosse la magistratura a pronunciarsi sulla vicenda. Poche righe, in cui il giudice ritiene la motivazione dell’azienda «non idonea sia per evidente mancanza di nesso tra l'esercizio e il diritto di assemblea, sia per la mancanza di prova di tali atteggiamenti» minacciosi. Il giudice ha ordinato la cessazione della condotta antisindacale e di mettere a disposizione la mensa per lo svolgimento di assemblee non retribuite. Azienda condannata anche a pagare 1.200 euro di spese.
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