Sicurezza
Comune unico in Amiata? Sindaci uniti: «No, grazie»
Castell’Azzara, Seggiano e Santa Fiora contrari a una decisione «calata dall’alto» C’è chi rispolvera l’idea di creare una contea a sé e chi guarda alla terra del tufo
CASTEL DEL PIANO. «Una distruzione di biodiversità». Ecco cosa succederebbe in Amiata se si arrivasse a una «fusione selvaggia di 8 comuni». Alla notizia delle aperture di Castel del Piano e Arcidosso di fronte a questa ipotesi, l’alzata di scudi di alcuni sindaci di piccoli comuni è come un grido di dolore: «Dopo che avremmo finito i due soldi che darebbero per la fusione ottenuta – commenta il sindaco di Castell’Azzara Marzio Mambrini – che ci resterebbe? Il vuoto. Perché quello che non c’è, purtroppo, nella montagna, è un progetto politico. Le fusioni sono meccanismi amministrativo-istituzionali. Ma manca la politica che dia spessore ad un’operazione simile».
Mambrini non nasconde che quello delle fusioni, alla fine, sarà un percorso obbligato: «I comuni sono garrotati – afferma – e saranno costretti a fondersi. Ma se questo deve essere, Castell’Azzara ha il diritto di scegliere con chi convolare a nozze. Non si vuol capire che l’Amiata è in ginocchio: agricoltura con giornate dimezzate, edilizia con licenziamenti e fermo cantieri. Un disastro. Allora noi rivendichiamo la possibilità di scegliere dal basso».
Le possibilità di fusione sono varie: «Potremmo ripristinare la vecchia contea di Santa Fiora con Santa Fiora, Castell’Azzara e Semproniano. In questa direzione ci tirerebbe la storia. Ma potremmo anche guardare verso la terra del tufo e consolidare i legami con Sorano e c’è pure la chanche di Piancastagnaio. Direi sì alla fusione se ci fosse un’Amiata. Il fatto è che non c’è più».
Contrario alla fusione imposta dall’alto il sindaco di Seggiano Daniele Rossi: «Manifesto tutti i miei dubbi su scelte che cadono dall’alto e che io ritengo scellerate. Si smonta un sistema, quello dei comuni, preesistente allo Stato e alle Regioni. Spero che la gente, chiamata a referendum, dirà no a finire in un concone che omologherebbe tutti e distruggerebbe le autonomie locali. Noi rivendichiamo per Seggiano la dignità di essere un “luogo”».
Che ha fatto scelte di sviluppo sue, diverse, ad esempio, da quelle di comuni vicini. «E tutti insieme che fine faremmo noi? Nessuna decisionalità autonoma. Nessuna diversità, che è ricchezza. E poi – conclude Rossi – Seggiano ha fatto il suo: da 28 dipendenti ne ha 8, risparmia su ogni cosa e i costi sono ininfluenti per l’economia nazionale. Cosa dobbiamo fare di più? Sparire?».
L’arrabbiatura di Mambrini e Rossi dilaga fino a Santa Fiora, dove il sindaco Renzo Verdi sbotta e ironizza: «Se gli altri, in alto, consiglieri regionali e quant’altro hanno già deciso per noi, si accomodino. Nessuno ci ha interpellato. È un passaggio forte e non so come la prenderà la gente. I consiglieri regionali si prendano le loro responsabilità. E se le cose sono fatte così, tracciando linee sulla carta toscana, allora mi metto con Mambrini a far risorgere la nobile contea di Santa Fiora. Per lo meno condiamo il tutto con un pizzico di storia patria».
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