La manifestazione
Restituiti al gioielliere duecentomila euro
Erano stati sequestrati nel corso di un’operazione di polizia per ricettazione Gli avvocati: «I monili presenti in cassaforte vengono utilizzati per le riparazioni»
GROSSETO. Novantacinque monili d’oro e duecentomila euro sequestrati a una gioielleria del centro. Il sospetto, da parte della polizia, che quegli oggetti e quelle banconote non provenissero da affari troppo chiari. Gli avvocati dei due gioiellieri, denunciati per ricettazione, hanno presentato istanza di dissequestro al tribunale del riesame. E il presidente Giovanni Puliatti con i giudici Sergio Compagnucci e Andrea Stramenga hanno dato loro ragione. Almeno per quanto riguarda i duecentomila euro in contanti, quei soldi che erano contenuti nella cassaforte della gioielleria dove erano stati sistemati dai proprietari del negozio. «Il tribunale ha recepito sul punto tutte le argomentazioni difensive dei legali dei gioiellieri - spiegano Roberto Baccheschi e Christian Sensi - confermando quello che avevano già detto loro, e cioè che il sequestro della somma di denaro non trovava alcuna spiegazione e motivazione nel verbale di sequestro eseguito d'iniziativa dalla polizia giudiziaria e nel decreto di convalida del pubblico ministero». Le volanti infatti, erano arrivate alla gioielleria dopo l’arresto di un uomo che aveva strappato dal collo una catenina d’oro a una donna che camminava per strada. Era stato lui a raccontare ai poliziotti di aver venduto quella catena all’orefice di Grosseto per duecento euro. «La polizia stava eseguendo un’indagine per ricettazione - spiegano ancora i due avvocati - il sequestro del denaro non aveva alcun rapporto con tale reato e oltre a tali argomenti, strettamente giuridici, i due gioiellieri hanno dato ampia prova documentale della provenienza lecita di tale denaro, fermo restando che di per sè il possesso di somme di denaro contante non devono essere giustificate e semmai deve darsi dalla Procura prova della illecita provenienza». Quei soldi insomma, erano stati prelevati pochi giorni prima da due fondi valutari di una banca di Grosseto. Risparmi di una vita, che erano stati prelevati e messi in cassaforte. «Anche il pm - aggiungono gli avvocati - ha dichiarato di non potersi opporre all'annullamento del sequestro del denaro contante». E anche la presenza di tutti quei monili in cassaforte sarebbe già stata spiegata dai gioiellieri denunciati. «Sono costituiti da pezzi di oggetti acquistati o permutati in decenni di attività dai gioiellieri - dicono baccheschi e Sensi - che li utilizzavano per fusioni, riparazioni e creazioni».
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