La manifestazione
Recinzioni e 20 cani: Medwolf ci prova
I primi dati dello studio che promette di prevenire gli attacchi dei predatori alle greggi. «Non ci sono soluzioni definitive»
GROSSETO. Centotrenta recinzioni, 20 cani di razza pastore maremmano a far da guardia e 2,3 milioni di euro (di cui 1,7 dati dalla Commissione europea e il resto da partner nazionali) investiti per cinque anni. Sono i numeri di Life+ Medwolf, il progetto internazionale, finanziato dalla commissione europea e avviato lo scorso settembre, che cerca di arginare gli attacchi di lupi e ibridi in provincia di Grosseto.
Otto mesi di studio. A otto mesi dal debutto e con un’escalation senza precedenti di attacchi alle greggi, come quelli registrati nelle ultime settimane e che hanno stremato gli allevatori, ieri i rappresentanti di tutti i soggetti coinvolti (Provincia, Istituto di ecologia applicata, Legambiente, Wwf, Coldiretti, Confagricoltura, Cia) hanno convocato una conferenza stampa per presentare i primi dati raccolti e chiarire alcuni punti di una questione che toglie il sono a centinaia di allevatori e all’indotto che gira intorno alla produzione casearia.
Il primato del Grossetano. Prima di snocciolare i numeri, un dato che fa riflettere. Medwolf è operativo in due soli paesi europei, Italia e Portogallo, e per l’Italia solo in provincia di Grosseto, la cui candidatura è stata accettata evidentemente perché qua il fenomeno desta non poche preoccupazioni. L’obiettivo è «la tutela degli allevatori e del lupo» e vede – per la prima volta dopo anni di scontri – la partecipazione di associazioni ambientaliste e di categoria.
200mila pecore. Questi primi mesi sono stati dedicati alla raccolta di dati sul territorio. Al 26 giugno 2012 la banca dati nazionale dell’anagrafe zootecnica attestava 1.258 allevatori e aziende di ovi-caprini in provincia di Grosseto. Nel dato non rientra un allevamento sull’Isola del Giglio, escluso da progetto dato che, almeno al Giglio, il lupo non è mai stato attestato.Di questi allevamenti, 1.145 sono di sole pecore, 113 di capre e 6 misti. La popolazione delle pecore in provincia è di poco inferiore a quella delle persone: le bestiole sono 200mila, raggruppate in allevamenti che vanno da meno di 10 capi (sono 134) a un solo allevamento con oltre 2mila capi. Il comune più popoloso di pecore è Manciano (per il dettaglio, si veda la tabella qui sopra). Le capre sono invece 1.400, con una media di 12 capi per allevamento e qui il primato di comune più popoloso è Massa Marittima (con 4 allevamenti).
Il costo dei danni. In questo universo ruminante e silenzioso, in sei anni gli attacchi dei predatori sono stati ufficialmente 355 e sono costati 169.674,90 euro, con una media di 28.279,15 euro all’anno. «Ma c’è tutto un sommerso che, soprattutto in passato, non veniva denunciato», spiega Valeria Salvatori, coordinatrice del progetto e segretario generale dell’Istituto di ecologia applicata, una ong che fornisce supporto al coordinamento del progetto. In questo senso è indicativo che nel 2012 gli attacchi denunciati siano praticamente raddoppiati rispetto al 2011: non perché sono raddoppiati gli attacchi ma perché è cambiato il sistema di segnalazione all’Asl e perché si denuncia di più.
Ancora poche assicurazioni. Le aziende più tartassate sono 13 e hanno subito oltre 10 attacchi. In tutto rappresentano il 20 per cento di quelle colpite nei sei anni. A fronte di questi danni, però, sono ancora pochissime le assicurazioni stipulate. Nel 2007 solo 61 allevatori avevano aperto una polizza; nel 2012 66. Nel 2008 il numero maggiore, 79, appena il 9 per cento del totale. Sempre dal 2007 al 2012 gli interventi per prevenire i danni (guardiania notturna per 3.750 euro ad azienda, reti metalliche ed elettrificate, videosorveglianza, cani e dissuasori acustici) sono costati un milione e 82.654,27 euro, finanziati con fondi regionali, poi passati al Par e oggi al Praf (Piano regionale agricolo forestale).
Reti antiorso e cani addestrati. E veniamo al progetto Medwolf. Terminata la fase di studio, a settembre – come chiesto dagli allevatori interpellati – si passerà a installare sistemi di protezione: 130 recinzioni (di quelle usate anche per contrastare gli orsi) e 20 cani pastore maremmano, «che da 2.500 anni sono selezionati per questo», spiega il professor Luigi Boitani, presidente dell’Istituto di ecologia applicata. Tra i 150 pastori intervistati verranno scelti quelli a cui destinare reti e cani in base a criteri come, tra l’altro, la frequenza degli attacchi subiti e la disponibilità a far rientrare le pecore in recinti più piccoli la notte.
«Qualche attacco continuerà». «Il progetto non offre soluzioni definitive», mette in chiaro Boitani. «La presenza del lupo e il rischio di predazione non possono mai essere nulli. Si può però arrivare a un compromesso e vi si arriva con la prevenzione degli attacchi con sistemi che hanno dimostrato, e sottolineo dimostrato, la loro efficacia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
