La manifestazione
«Non mi prelevano più il sangue a casa»
La denuncia di una pensionata di 82 anni che alla Asl ha anche trovato guasto l’ascensore per disabili
GROSSETO. «Io vorrei solo sapere una cosa: perché, dopo oltre venti anni, mi è stato tolto il prelievo domiciliare. L’ho denunciato anche ai carabinieri, perché non ci possiamo sempre rassegnare così, senza dire niente».
Fiore Rosa, 82 anni, pensionata e invalida al 100 per cento, da anni su una carrozzina a rotella, sottoposta a visite oncologiche dopo l’intervento di due anni fa, è venuta in redazione per raccontare quanto le è capitato ieri mattina. Perché anche andare alla Asl di via Don Minzoni, per il prelievo di sangue, non è stato come bere un bicchiere d’acqua: «L’ascensore per invalidi era rotto e sono dovuti venire a farmi il prelievo nell’ingresso, davanti alle scale e all’ascensore». Dal primo piano, quello degli ambulatori dei prelievi, era scesa prima un’infermiera, poi la prestazione è stata decisa dal caposala: «Tutti carini e tutti gentili. Anzi, dopo mi hanno portato anche un caffé perché mi avevano vista pallida». Ma perché un prelievo a casa? «Perché svengo. Se non mi mettono sdraiata io perdo i sensi». Ma lei si è vergognata di farsi fare un prelievo davanti a tutti? «Io ero soprattutto impaurita del prelievo. Diciamo che quanto è avvenuto è piuttosto squallido». Perché non a casa? «Perché il mio medico, diversamente dalle altre volte, non ha scritto “non trasportabile, prelievo domiciliare”, spiegandomi che se potevo andare all’ospedale a fare la visita oncologica, potevo anche muovermi per fare il prelievo. Ma una cosa è fare una visita alle 17, una cosa un prelievo alle 8 del mattino... E non è finita». Cos’altro? «Volevo andare a parlare con qualcuno agli uffici della Asl, per segnalare il caso, ma anche quell’ascensore era rotto».
Ma c’è stata una stretta sulle prestazioni domiciliari? A questa domanda la signora non sa rispondere. Risponde invece la Asl: «Nessuna indicazione di riduzione delle prestazioni domiciliari. Vengono effettuate solo quando sono necessarie, quando non c’è alternativa. Il criterio è quello di dare la risposta giusta al momento giusto». E per l’ascensore? «La Asl si scusa. C’è un solo ascensore per disabili. Quando avvengono i guasti, la Asl si organizza per fare le prestazioni al piano di sotto, senza alcuna interruzione di servizio». (p.s.)
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