Lutto
Lui in fabbrica lei davanti al cancello per il posto in Mabro
Valentina e Nicola: due scelte diverse per la stessa battaglia «Senza stipendio entrambi ma con due posizioni differenti»
GROSSETO. C’è un cancello che divide chi sta fuori e chi sta dentro. Alte sbarre d’acciaio e la vigilanza all’entrata. C’è un cancello che si frappone non soltanto tra colleghe che da anni lavorano una fianco all’altra e che in questa vertenza hanno scelto di stare in due posti diversi. Un cancello, che marca la differenza tra un uomo e una donna che dividono casa, amore e due figli. Ma che stanno uno da una parte e una dall’altra nella vertenza Mabro. Valentina è fuori, con le sue colleghe. Ha appoggiato la battaglia di chi non si è voluto piegare a rientrare in fabbrica senza che fosse garantito loro lo stipendio. Nicola è dentro, al lavoro, ma a casa, i soldi non li porta nemmeno lui: è la crisi che si è messa in mezzo a una coppia di grossetani. Due figli adolescenti e le rate dell’affitto rimaste indietro, la gomma dell’auto scoppiata nel tragitto da casa alla ditta e i soldi per cambiarla che non ci sono. «Da questa posizione non mi muovo per dignità - dice Valentina Boni - ma quando c’è stato bisogno, ho sempre accompagnato Nicola al lavoro, in auto, e sono andata a riprenderlo».
La storia di Valentina Boni e di Nicola Francioli è la storia di tante coppie che si sono conosciute e innamorate tra il reparto giacche e il magazzino. Valentina alla Mabro è entrata nel 1983. «Mi sembrava di aver vinto un terno al lotto - spiega - io lavoro nel reparto giacche e lo stipendio mi è servito per portare avanti la mia famiglia». Nicola invece è impiegato al magazzino dal 1991. Valentina e Nicola si sono conosciuti alla Mabro. Si sono frequentati e si sono innamorati. Sono nati due figli, poi, di 14 e 13 anni e tutto è andato come doveva fino a settembre. «Poi sono cominciati i problemi seri - racconta Valentina - Nicola voleva che io entrassi a lavorare, cercava di convincermi a non fare sciopero. Ma ho deciso di andare avanti per conto mio, per un fatto di dignità: non è giusto andare al lavoro e non riscuotere lo stipendio».
Nicola, dal canto suo, non ha perso nemmeno un giorno di lavoro. Ma quando di stipendi in casa non ne entra nemmeno uno, c’è poco da fare gli eroi o gli anti eroi. «Per due mesi non abbiamo fatto altro che discutere - dice ancora Valentina - poi un giorno a pranzo dai miei suoceri mi sono arrabbiata e ho chiarito che io non sarei rientrata in azienda finché non avessi rivisto lo stipendio». Nicola invece ha continuato a lavorare. Ogni mattina entra da quel cancello che ormai rappresenta l’altra faccia della stessa medaglia. La battaglia per il lavoro, per il posto e per lo stipendio. «Quando mi sono resa conto che questa vertenza rischiava di diventare lunga ed estenuante - dice Valentina - ho quasi ceduto alla tentazione di tornare a lavorare. Ma i soldi non c’erano e se non riscuoti uno stipendio è inutile andare in fabbrica». Partecipare a una battaglia sindacale, per la vestaglia azzurra significa garantire un futuro ai suoi figli. «Ho dovuto lasciare i miei ragazzi per più di un mese senza i libri - racconta - che erano arrivati, ma io non avevo con cosa pagarli. Non posso non farli studiare, non posso negare loro un futuro». Vivere da una parte e dall’altra della barricata e condividere la stessa battaglia, quella per lo stipendio e il lavoro. «Alla fine siamo stati costretti a smettere di parlare di lavoro e di questa vicenda a casa nostra - dice ancora Valentina Boni - perché non potevamo andare avanti a litigi. Siamo tutti e due sulla stessa barca. Io non ho ami avuto tessere, nemmeno del sindacato. Ma mi convince quello che stiamo facendo per dare un futuro alla nostra azienda». Valentina lo ripete all’infinito. «La nostra azienda è quella nella quale ho sempre lavorato - dice - è quella dove ho conosciuto Nicola». Poi sono nati i loro figli, hanno cominciato a crescere. «La Mabro è sempre stata una seconda casa - dice - ora sembra essere diventata un campo di battaglia tra due posizioni diverse». Chi sta fuori e chi sta dentro. Senza stare troppo a guardare se si tratta di amiche, di colleghe. O, come nel caso di Valentina e Nicola, una coppia.
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