Il dolore
Assolto il comandante della ferroviaria
Un’odissea lunga 5 anni: secondo il giudice Vincenzo Botti non ha commesso reato
GROSSETO. Non resteranno certo con le mani in mano a godersi una vittoria, quella ottenuta ieri mattina in tribunale, con la sentenza di assoluzione. «Il fatto non costituisce reato», ha detto il giudice Michele Addimandi, pronunciando la sentenza di assoluzione nei confronti di Vincenzo Botti, comandante della polizia ferroviaria, che era stato portato in tribunale con l’accusa di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale: al centro dell’ipotesi della Procura c’era un certificato di viaggio risalente al 24 ottobre 2007. Secondo l'imputazione un altro appartenente alla polizia di stato, Giandomenico Torella, avrebbe concorso nella formazione del certificato nel quale si attestava che Vincenzo Botti era stato visto partire alle 6 ed era stato visto tornare alle 16 dello stesso giorno. Invece, secondo la Procura, Botti sarebbe giunto al Centro medico ospedaliero di Roma Cecchignola per motivo medico-legali alle 10, ripartendone alle 11,15.
Una vicenda, questa, che si è trascinata per cinque lunghi anni nelle aule del tribunale. Il comandante della polizia ferroviaria aveva sempre detto di essere in grado di chiarire ogni cosa e, difeso dall’avvocato Sabrina Pollini, ha partecipato al dibattimento che si è concluso ieri con l’assoluzione con formula piena. «Un’assoluzione che era quasi scontata - dice l’avvocato - perché nel comportamento del comandante, come abbiamo detto più volte, non c’era stato niente di ierregolare. Ora, valuteremo se procedere con le denunce per calunnia». (f.g.)
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