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Un nuovo attacco nella notte

Un nuovo attacco nella notte

Preso ancora d’assalto il gregge della famiglia Bindi

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MONTELATERONE. Tutta l’area dell’Amiata grossetana, quella che da Monte Labro scende ad Arcidosso e Roccalbegna, la parte amiatina più vocata tradizionalemnte al pascolo, è ormai terra di “lupi”. E ormai le incursioni nei recinti non si contano più. Così, dopo la segnalazione di una razzia a Bagnoli solo alcuni giorni fa, adesso è la volta di Montelaterone. E non è certo la prima volta. Qui il predatore è di casa. L’aggressione, infatti, la seconda in una sola settimana, è avvenuta all’ormai piccolissimo gregge di Elisa Bindi. Un attacco quasi dentro il piccolo paese, dove comincia l’abitato, in un triangolo di pascolo fra Montelaterone, Case Rosse e la provinciale. Forse i predatori hanno sgozzato le pecore verso le 21, all’imbrunire, nel loro recinto, dove Elisa, una giovanissima che ha affidato all’agricoltura e all’allevamento e dunque anche a quel gregge il proprio futuro, le aveva lasciate sane e salve e dove le ha ritrovate morte per un attacco dei predatori, la mattina seguente. «Alcuni giorni fa me ne avevano sgozzate 6 e altre 6 mi erano sparite allora. Venerdì sera, invece, è toccato a 5 pecore e agli agnellini. Questi ultimi tutti divorati. Ho ritrovato girando nel prato, la zampa di uno solo», racconta Elisa che prosegue: «Che qualcosa era successo al gregge, me ne sono accorta la mattina, perché scendendo al pascolo, da lontano ho visto biancheggiare qualcosa in un angolo e ho visto grande scompiglio fra i capi. Ho subito sospettato che al gregge disperso qua e là fosse successo qualcosa. E infatti, dopo essermi precipitata nel recinto, ho trovato la strage». La famiglia Bindi è una famiglia rinomata per gli allevamenti di pecore da carne. «Di un gregge che all’ultima tosatura, a luglio, era di 134 pecore, racconta Luciano Bindi, il padre di Elisa, ora possediamo 54 pecore. Mia figlia è innamorata di questo lavoro, ma ci fanno passare la voglia, così. Se si considera, afferma Luciano, che in un anno abbiamo macellato solo 45 agnelli da 130 che dovevano essere (ammettendo che una pecora ne faccia solo 1) ecco quale danno abbiamo dovuto sopportare. E meno male che abbiamo un cimitero aziendale e dunque ci risparmiamo per lo meno le spese per l’abbattimento delle carcasse». Adesso, però, quel cimitero è stracolmo e il gregge, spostato in un altro pascolo, ridotto di molto. In un anno ne è rimasto un terzo. Le razzie nel pascolo di Bindi sono tutte documentate, le pecore morte sono state ispezionate e sottoscritte dai veterinari della Asl e verificabili ufficialmente: «Noi denunciamo tutto – spiega Elisa –, e possiamo dimostrare con le carte, i timbri e tutto il resto che diciamo come stanno le cose. Anche la maniera di attaccare il gregge, francamente, sembra appartenere a lupi puri o incrociati e non a cani. Il cane aggredisce la pecora, dove capita. Il lupo o gli ibridi di lupo attaccano la bestia alla gola Proprio come è successo al nostro gregge». (f.b.)

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